Ilcorpodigrazia's Blog


Per farci due risate

http://turistipercaso.it/fiat-sedici/video/745/

Ecco un sunto di alcuni miei errori durante i miei reportage per Turisti per Caso…e famoci due risate!

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A grande richiesta…Oktoberfest!

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Questa è la storia di un’avventura. Se già di per se l’Ockoberfest rappresenterebbe una tre giorni degna di racconto, il vero motivo per il quale la nostra trasferta crucca si è trasformata in una avventura coi fiocchi è lui. Il nostro potente mezzo di trasporto. Sì perché essendo noi un equipaggio di 8 persone, si era deciso di affittare un paio di camper. Poi vuoi i prezzi, vuoi il destino, abbiamo finito col affittarne solo uno e prenderne un altro in prestito dallo zio del mio collega. Ora, chi tra voi conosce il mio collega, sa che è un soggetto che meriterebbe un post a parte, ma soprattutto sa che abbiamo fatto un’enorme sciocchezza ad affidarci alle sue stime di bontà sul camper.

Ci ha convinti tutti con la frase: “E’ un po’ vecchiotto ma è un gioiellino”.

Io mi immaginavo lo zio come una sorta di amatore che cura il suo mezzo anno per anno, rinnovandolo ed avendone cura.

La realtà che ci si è posta innanzi la mattina della partenza è stata a dir poco fantozziana. Un ducato del 1983 pieno zeppo di polvere, acari e muffa.

Se prima di vederlo ci scherzavo su, asserendo che saremmo finiti a bere una Corona in un bar del Brennero, non appena visto il catorcio, ero certa che non saremmo arrivati neppure a Pavia. E così è stato.

Il primo guasto è occorso a Tortona, a ben 30 km (su 1500 km che avremmo dovuto percorrere), da Genova.

Se prendere una Corona sul Brennero poteva risultare quantomeno goliardico e poetico, essere bloccati in un elettrauto di Tortona è stato decisamente da sfigati. Mentre mi affannavo al telefono con il 12-40 per cercare un treno che da Milano portasse le persone rimaste a piedi sino a Monaco, fuoriesce il meccanico da dentro il motore, e con un sorriso ci benedice: “Berrete alla mia salute, è solo la cinghia, ripartirete nel giro di mezz’ora”.

Riprendiamo il nostro viaggio con un paio d’ore di ritardo sulla tabella di marcia, siamo carichi e gaudenti per il pericolo scampato e la bella storiella da raccontare al rientro, certo andiamo come lumache, gli altri camper, tutti diretti all’Oktoberfest, ci sorpassano veloci strombazzando in segno di festa: evviva, l’atmosfera di allegria si respira già on the road!

Ora quando si dice che bisogna sempre stare zitti nella vita, un motivo c’è. Non so bene se siamo noi che ci siamo portati sfiga da soli, o se qualcuno lassù era in vena di farsi grasse risate, ma destino ha voluto che, proprio sul Brennero, il maledetto carretto ambulante…si rompesse… di nuovo.

Usciti dall’autostrada abbiamo cominciato un rocambolesco tour per le alpi italo-austriache in cerca di un nuovo elettrauto. Abbiamo attraversato meravigliosi paesini di montagna dove siamo persino arrivati a citofonare in casa di un maledetto crucco meccanico. Peccato che in casa c’era solo la moglie che, pare, (il tedesco lo sa solo il mio collega) abbia detto spazientita che il marito non era in casa e che comunque quando tornava non avrebbe avuto il tempo di aggiustarlo. Già me la vedo, quella avrà avuto i crauti sul fuoco e non avrà voluto far tardi l’ennesima volta a causa del marito.

Così tra tornati, abeti e variopinti paesini siamo arrivati, sempre con la molesta spia rosso fuoco della batteria che illuminava l’abitacolo, sino ad Innsbruck.

Ammetto anche che in questo caso, un pochino ci godevo. Avevo chiesto e scongiurato il mio collega di portarmi ad Innsbruck al ritorno da Monaco e lui mi aveva sempre scansata. Il fatto di dover passare la serata e la notte lì, mi faceva godere alquanto. In spirito assolutamente goliardico ci siamo messi a gironzolare per il centro storico di Innsbruck, con i suoi palazzi dalle facciate arzigogolate ma pur sempre armoniche, i suoi pub e negozietti, le alte montagne che fanno capolino sopra i tetti, ed il fiume, l’Inn, che scorreva veloce e zeppo di acqua tra una sponda e l’altra. Siamo stati fortunati anche nella cena, abbiamo trovato una meravigliosa birreria proprio in centro, l’Augustiner, che consiglio a chiunque passi da Innsbruck. L’atmosfera bavarese, questi grandi locali in legno pieni di persone, wuster e crauti, mi ha affascinata moltissimo. Era davvero divertente trovarsi in una cittadina così graziosa ed in un locale così tipico…per caso! Tutto questo entusiasmo si è smorzato poco dopo, quando ho realizzato che avremmo passato la notte in un parcheggio, senza poter accendere luce né acqua, con il freddo che c’era lì tra i monti. Mi è venuta un po’ in mente l’esperienza che ho vissuto l’anno scorso, ad Andalo, per la finale di Donnavventura. Anche lì tra i monti, anche lì senza acqua, anche lì al gelo.

Fatta pipì nel pub e lavati i denti con la bottiglia d’acqua, ci siamo arrampicati sul letto. Sì perché oltretutto riuscire a salire sul letto in quella trappola mortale era un esercizio degno da ginnasta olimpica. Dovete immaginare che quella fattispecie di letto era niente meno che un soppalchino che dovevi tirare giù dal soffitto e che raggiungeva circa i 30 cm di altezza. Ammesso e non concesso che riuscissi a salire sulla scala, dovevi accucciarti ed entrare di testa. Se non che, per una claustrofobica come me, era di vitale importanza mettere la testa in direzione del buco, ossia del retro del camper. Quindi, una volta conquistato il letto, iniziava una serie di contorsioni ginniche per girarsi testa-piedi. Ovviamente la sequenza era che prima facesse la trafila mio marito, così aveva più spazio per girarsi, e poi io che quindi avevo a disposizione 30 cmt di altezza e 50 cm di larghezza. Una volta conquistata così faticosamente la postazione, dopo quasi 20 ore di viaggio, ci siamo addormentati seduta stante.

All’alba del secondo giorno, quando da programma avremmo dovuto gironzolare per musei monacensi, ci svegliamo tra l’umidità delle valli alpine. Delle persone furbe, a questo punto, avrebbero abbandonato il rottame nel parcheggio ed avrebbero proseguito con un treno per Monaco. Noi no. Abbiamo passato il sabato mattina tra paesini austriaci dimenticati da Dio inseguendo indicazioni di sparuti crucchi incrociati per la strada alle 8 del mattino di Sabato, i quali ci indirizzavano nell’una e nell’altra direzione.

Alle 10 del mattino l’efficienza crucca aveva già trovato una nuova cinghia sostitutiva e ci aveva congedato asserendo che il motivo della seconda rottura fosse da attribuire alla maldestra mano d’opera di montaggio italiana. Con alquanti punti interrogativi fluttuanti sopra le nostre teste ci rimettiamo in marcia non osando superare gli 80km orari. E’ così che, nel primo pomeriggio di Sabato, con esattamente 24 ore di ritardo sulla tabella di marcia, approdiamo al Oktoberfest-Camping, Gate 9 of Messe München. (Vi risparmio le perdite di tempo per aver sbagliato strada e per cercare il merda di bollino delle autostrade austriache).

Chi fosse riuscito ad arrivare sino qui dopo queste lunghissime pagine di viaggio, può star sereno, l’Oktoberfest merita davvero. Ovviamente, con la sfiga che avevamo addosso, non siamo riusciti ad entrare dentro i tendoni la sera di Sabato, ma ci siamo ampiamente rifatti sia all’HB di Monaco, sia l’indomani per pranzo. Chi tra voi non fosse mai stato a questa fiera, deve sapere che è allestita in un enorme parco dentro la città. L’ingresso è libero e si può passeggiare tra luccicanti giostre di ogni tipo e colore, bancarelle variopinte con enormi cuori di cioccolato appesi alle pareti, e queste immense tendone delle varie birre. Una o più per ogni tipologia di birra, la G. ne conserva un boccale per ognuna in cui sia riuscita ad entrare, gliene mancano solo due, vorrà dire che dovrà tornare il prossimo anno e chissà che non la accompagni! Per altro una volta arrivati in fiera ha cominciato a piovere a dirotto, quindi dopo un paio di birre bevute nella terrazza esterna della Spaten , inzuppati come dei pulcini, ci siamo diretti all’HB. L’Hofbräuhaus è una tappa obbligata per chiunque visiti Monaco. È la più antica e celebre birreria di Monaco, che da sola può contenere migliaia di persone su più piani. L’atmosfera, durante l’Oktoberfest, è incredibile. Centinaia di tavolacci in legno ricolmi di boccali da un litro di birra ciascuno, migliaia di persone con vestiti e cappelli tipici bavaresi che bevono, ballano e cantano sulle musiche bavaresi della banda che, in costume tradizionale, suona sul palchetto. Cenare a base di wuster, stinco e pollo tutti appiccicati gli uni agli altri senza barriere di sorta e poi alzarsi tutti in piedi, calici in alto e cantare: “Ein Prosit, ein Prosit, der Gemuetlichkeit, Ein Prosit, ein Prosit, der Gemuetlichkeit, Ein…Zwei…Trei Gsuffer!” non ha prezzo!

Quando poi a notte fonda sono pure riuscita a farmi una doccia calda nel camping assieme a qualche dozzina di altre ragazze tutte ancora cantando e ridendo, ho pensato che la sfiga avesse ormai cambiato direzione.

Siamo pure riusciti, l’indomani mattina, a fare un giro per Monaco, a tornare alla fiera, ed entrare nello stand della Paulaner dove avevamo un ticket per tre litri di birra gratuiti!

Con tutta questa euforia non ho quindi dato peso, appena ripartiti da Monaco in direzione Genova, che effettivamente aveva ripreso quel cigolio ormai noto. (Ormai datemi una cinghia da cambiare ed io riesco ad occhi chiusi). Nonostante la nostra andatura non superasse i 70 kmh, e nonostante avessimo tutti pance gonfie di pipì per fermarci il meno possibile e non sottoporre il motore a sforzi evitabili, dopo quasi 500km, il maledetto ferrovecchio ci lascia nuovamente a piedi, all’altezza di Peschiera.

Quando è troppo è troppo. Ci siamo guardati nelle palle degli occhi. Io su quell’aggeggio indemoniato non ci avrei messo più piede. Erano le 10 di sera, pioveva ed eravamo esausti. Abbiamo, di comune accordo, abbandonato il collega responsabile del weekend infernale a Peschiera ed, uno in treno e gli altri sei sul camper nuovo, siamo tornati a casa, con ben 12 ore di viaggio sulle spalle ed una tre giorni quantomeno impegnativa.

Lo volete sapere il colmo? Il collega, dopo che ha cambiato la quarta cinghia in 3 giorni, sapete cosa ci ha detto? “Se scopriremo che cosa esattamente fa rompere la cinghia, potremmo pensare di  tornare ad Innsbruck a Dicembre per vedere i mercatini di Natale” …. E chi lo conosce bene, sa che non scherza. Dal canto mio, ho messo un impegno ricorrente sull’outlook, fino a Febbraio del prossimo anno risulto impegnatissima.



In partenza…

Hola amigos!

Batterie di foto e video camera sotto carica, guida ed appunti sparpagliati sulla scrivania, trolley spalancato sul letto…ciò significa che sono in partenza per una nuova avventura! Domani arrivano le mie due co-driver ufficiali per il mio prossimo reportage: Michy e Laura, e Venerdì mattina di buon ora si parte per le terre di Siena!

Una tre giorni tra colli senesi, buon vino e buon cibo. Ho anche qualche idea di fuori programma, ma vedremo se il tempo tiranno ce lo permetterà!

Però devo confessare una cosa: in questo momento sono talmente presa con il mio primo lavoro, tra progetti oltralpe ed oltreoceano che mi interessano più di quanto io stessa osi ammettere, che per la prima volta, mi risulta difficile svestire i taillour e indossare i panni della reporter.

Sono però altrettanto certa che, una volta chiuso il pc domani pomeriggio, il mio spirito avventuriero prevarrà, quindi scaldiamo i motori….si parte! 🙂



Nuovo Reportage!

ragazzuoliiiii è stato pubblicato il mio ultimo reportage nel Sulcis…mi date la vostra opinione?

Reportage qui: http://turistipercaso.it/sulcis/66634/off-road-per-il-sulcis-iglesiente.html

Foto qui:
http://turistipercaso.it/u/frarove/?image

Video qui:

Video 1:
http://turistipercaso.it/sulcis/video/700/
Video 2:
http://turistipercaso.it/sulcis/video/701/
Video 3:
http://turistipercaso.it/sulcis/video/702/

🙂



Il mio vagabondare

Non vi tedierò con racconti di viaggio che, se vorrete, leggerete non appena pubblicati su Turisti per Caso.

Vi racconterò la mia esperienza tramite le persone che ho incontrato lungo il tragitto.

Primo tra tutti, il signore che ci ha fatto da guida dentro le miniere di Serbariu, nel Sulcis Iglesiente. Altezzoso, arrogante, fascista e decisamente ignorante. Va dicendo ai turisti che le centrali a carbone non inquinano e che il governo farbbe meglio a riaprire il giacimento. Un tempo l’avrei stracciato, i miei nuovi 30 anni hanno fatto sì che non gli dicessi che lavoro nell’energia e che probabilmente in italia sono una delle, diciamo top5000 che ne sanno sull’argomento e che stava dicendo una marea di cagate. La realtà è che mi ha fatto pena. Era proprio assuefatto nelle sue convinzioni. L’ho lasciato nel suo brodo.

Poco oltre, a Buggerru, è arrivato il capitano-lupo-di-mare. Di lui ne parlo anche nel mio reportage. Ci ha accompagnati in barca per un reportage fotografico del litorale. Uomo di mezza età, ha un’esperienza di mare come se di anni ne avesse 150. Ogni scoglio, ogni insenatura è per lui un ricordo, una storia da raccontare. Con la stessa naturalezza mi racconta di quella volta che, lo scorso Gennaio, ha preso una dozzina di kg di orate in quello scoglio laggiù, e di quell’altra volta che, in quell’altra insenatura lì, ha perso il braccio pescando con la dinamite (e da solo è risalito la scogliera ed ha guidato sino all’ospedale con un braccio solo). E’ la vita che va, e lui la racconta così, come si sussegue. Certo è fortina l’antitesi tra lui in mezzo al mare, con un braccio solo, a pescare in una notte di Gennaio e me, avvolta nel piumone, con un libro in mano ed una tisana bollente nello stomaco. In un uomo così, ci si può perdere.

Cambiamo Isola.  Gli ormai noti pizzaioli, sotto casa all’Elba, di fatto accompagnano tutte le nostre vacanze. Casa nostra laggiù ha sempre la porte aperte, praticamente viviamo sul terrazzo: ogni momento è una battuta, un saluto. Sono in due: il pizzaiolo capo è egiziano, è allegro, cordiale, estroverso, ed è appena diventato papà. Gli ho parlato a lungo della condizione in cui ho trovato l’Egitto durante uno dei miei viaggi, lo scorso Marzo. Lui, al contrario mio, è molto fiducioso nei fratelli musulmani. In Sà Hallah, gli ho risposto. Il suo aiuto pizzaiolo, invece, è esattamente il contrario di lui. Napoletano, gentile, timido, schivo, dai sorrisi rubati, fugaci, nascosti. Si dice che sua sorella abbia visto la madonna e da lì qualcosa sia cambiato, ma a me questa storia non l’ha mai raccontata. Non è bello ne brutto, ma a me, è sempre piaciuto. Parecchio.

Prima di riprendere il mio vagabondare per reportage, ecco arrivare una new entry elbana. L’ho incontrata quando ho affittato il catamarano assieme a mio fratello (esperienza che vi racconterò). Lei è una vera Donnavventura, non nel senso che ha partecipato al programma televisivo, (di quelle ne conosco tante e sono tutte a loro modo speciali), ma lei è una DA nella vita. Fisico mozzafiato di chi vive di sport, fa l’istruttrice di vela. Forte come il sole d’Agosto ci ha ben redarguiti sui pericoli e su ciò che potevamo fare e non potevamo fare con il suo catamarano. E quando ci ha guardati storti dicendoci che se ci doveva venire a riprendere avremmo dovuto pagare una penale, mi sono sentita sollevata. Ero certa che qualsiasi cosa fosse successo, lei sarebbe venuta a salvarci.

Poi c’è stato un incontro fugace, a Norcia, un paesino umbro sperduto nei monti sibilini, famoso forse più per i suoi “Coglini di Mulo” (che è un salame con un’anima di bue), piuttosto che per aver dato i natali ad santo fondatore dell’ordine benedettino. L’incontro è avvenuto con un ragazzino. Avrà avuto 15 o 16 anni. In una viuzza sotto la montagna, tutto sudato marcio, risaliva il pendio spingendo la sua vespa rossa nella speranza di farla ripartire. Mi ha ricordato il protagonista del libro che stavo leggendo (Saltatempo), ed ho immaginato che stesse ritardando ad un incontro con la sua ragazza. Che avesse programmato di fare “all’amore” sui prati e che ora, proprio nel momento clou, la sua vespina lo stesse abbandonando. Chissà come avrà fatto, povero leoncino, perchè la vespa di partire proprio non ne ha voluto sapere, e lui l’ha liquidata con due calci ben dati.

Poco distante, a Spoleto, arroccata nella stessa viuzza dalla quale trae il nome, una porticina con su una lanterna da accesso ad un mondo di cibo tutto al femminile. Un po’ come dentro il libro Choccolat. Solo che non è una pasticceria, ma una trattoria.  Donne sono le cameriere, le cuoche e donna è la titolare, che gestisce con la grazia e la forza delle Donne vere con la D maiuscola, il suo microcosmo femminile. Tra un stringozzo al tartufo ed un bicchiere di vino, mi raccontava di come una volta la crescionda fosse cucinata a son di pecorino e brodo di gallina anzichè amaretti e cioccolato.

Come saluto migliore di questo vagabondare, a San Benedetto del Tronto, l’ubriacone del bar ci ha dato le dritte su come arrivare sino su, alla torre, e mi ha fatto una comprensiva compagnia quando ho lasciato il marito alla salita rompigambe. In piazza, ancora a cavallo della mia bicicletta, ho ascoltato interessata la sua versione della crisi economico finanziaria che sta attraversando il nostro paese e le sue stime di calo dell’afflusso turistico a San Benedetto.

Questi i personaggi migliori che mi sono capitati. Questa è l’Italia, ed è davvero il posto più bello del mondo.

 

 

 



Rimedi contro depressione post ferie

Ok, siamo tornati. Ok, le ferie sono finite.

D’improvviso ricordiamo ciò che avevamo provveduto a cancellare dalla mente nel giro dei due secondi successivi all’inizio delle vacanze: dove lavoriamo, la strada per arrivarci, il semaforo sempre rosso, la password del computer (che nel frattempo è tipicamente scaduta), il grigiore delle città, la collega pettegola, il vicino di casa molesto.

E’ chiaro che cadere in depressione, in questo contesto, è facile.

Vi voglio tirare su il morale. Un rimedio c’è. Anzi, più di uno. Ne parlavo giusto ieri con Miss Fletcher.

Era un mio segreto, ma ve lo regalo volentieri.

Il punto sta nell’organizzare subito qualcosa che ci piace.

I più fortunati potrebbero prendere un low cost alle Baleari e con 400€ farsi un bel weekend lungo a fine Settembre. Altrimenti basta organizzare un weekend fuori porta, nella nostra bella Italia, o anche un viaggetto nel ponte di Ognissanti o dell’Immaccolata, così si ha il tempo di ammortizzare le spese estive.

Vi faccio un paio di esempi. Io sto organizzando di andar in camper all’October Fest a Monaco, l’ultimo we di Settembre. Con 200€ a testa sto via 3 giorni.

Oppure guardatevi attorno, i prossimi mesi brulicheranno di sagre, dei funghi, delle castagne. Ad esempio, per chi vive a nord, c’è il “November Pork“, e quest’anno il culatello di zibello non me lo toglie proprio nessuno.

Ok, proprio 200€ non saltano fuori dal portafogli? No problem. Scegliete una gita in giornata. Chiamate una vostra amica, organizzate un pomeriggio alle terme. Il “Lago delle Sorgenti” ad Acqui ha il potere di rimettere in sesto, in mezza giornata, persone letteralmente a pezzi. Provare per credere.

Non avete neppure 50€ per le terme? Va bene, allora programmate una Domenica all’aria aperta. Ritornate nel paesello dietro casa dove non andate da anni, organizzate un’uscita in bici lungo una pista ciclabile. Sempre rigorosamente con amici/compagno/fidanzata, insomma con qualcuno con cui condividerlo.

Se “Maometto non va in montagna, la montagna va da Maometto”. Ossia, altro bel rimedio è ad esempio invitare a casa un amico lontano. Così prendete due piccioni con una fava. Scampate dalla depressione voi e lui/lei. Con un amico lontano ospite a casa vostra, anche passeggiare per le vie della vostra città assume un significato diverso. Improvvisatevi cicerone e riscoprite la vostra città assieme a lui.

Il segreto è proprio questo: tenere la mente occupata nell’organizzare qualcosa che ci piace, e così scoprirete che ci sono mille cose da fare anche ora che le ferie sono finite!

Buona organizzazione a tutti!



Tornata!

Eccomi, sono tornata da un periodo davvero vagabondo.

In queste ferie dal mio primo lavoro, mi sono dedicata completamente al secondo. Ho infatti effettuato due reportage, il primo nel Sulcis Iglesiente ed il secondo un coast to coast tutto italiano, da Tarquinia a San Benedetto del Tronto.

Nel frattempo, ecco quello che avevo redatto a Luglio, sui castelli romani:

http://turistipercaso.it/lazio/66285/un-weekend-su-e-giu-per-i-colli-romani.html

Buona lettura!




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