Ilcorpodigrazia's Blog


Io testimone di Nozze

Domenica prossima sarà il giorno del matrimonio di una delle mie più care amiche, ed io avrò l’onore di essere la sua testimone di nozze.

Essendomi persa il suo addio al nubilato a causa della mia operazione al naso, lo scorso Venerdì ho guidato in direzione Torino, per essere presente almeno all’ultima prova dell’abito.

Confesso che sia stata una sfacchinata, considerando anche il fatto che lo scorso weekend ero a lavorare al mio reportage sul lago di Garda e considerando che domani parto per la Germania per lavoro.

Tralascio la preghiera di Venerdì sera. Non avevo mai assistito prima ad una preghiera pre-nuziale. Le uniche preghiere pre-cerimonia che ricordi sono veglie funebri… Ad ogni modo son contenta per loro, erano presenti molte persone. Dal canto mio, che per altro ammetto di non essere una devota praticante, quando a mezzanotte eravamo ancora lì tra canti, intenzioni e preghiere, pensavo che sarei potuta cadere addormentata da un secondo all’altro. Certamente sono stata più in chiesa Venerdì sera che negli ultimi 5 anni della mia vita.

 Arriviamo dunque al vero motivo del mio post. La prova dell’abito. E’ vero che sono già sposata, quindi non era la mia prima volta in un atelier da sposa. Tuttavia quando non sei tu stessa a sposarti, guardi tutti i preparativi sotto una diversa luce. Non hai l’ansia, non hai preoccupazioni, hai la mente sgombra.

Appena entrata, solo a vedere quei maestosi abiti lunghi ben arrangiati sui manichini, ero estasiata.

Ci siamo poi accomodate nel salottino dove hanno portato l’abito della mia amica. Se, quando io stessa mi sono vista biancovestita, non ho mai avuto un cenno di commozione, a vedere lei così, bella, donna, sposa, a stento ho trattenuto le lacrime. In un attimo mi sono passate davanti ore al mare, lunghissime letterine piene di piccoli segreti da bambine, il suo primo costume due pezzi quando io ancora non avevo neppure un’ombra di ingrossamento del seno, il nostro primo weekend da sole a Firenze, i tanti compleanni, le nostre laurre, il mio matrimonio….e poi ora, eccola lì, nel giorno più importante della sua vita. Che emozione!

Finita la prova, mentre lei e sua mamma si sono accomodate per le ultime indicazioni con la sarta, io mi sono persa nella sala d’esposizione degli abiti. Intono a me metri e metri di tulle, chiffon, organza, taffetà di seta, paiettes, perle, pizzi. In mezzo a quegli abiti meravigliosi, in quella luce bianco perlata e rosa, mi sono vista roteare su me stessa, a braccia aperte e con il viso all’insù, sempre più veloce, fino a ruzzolare e ritrovami stesa a terra, bambina, in un prato ancora umido di rugiada, mentre sognavo proprio quel momento.

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Mi date un consiglio?
18/04/2012, 20:38
Filed under: Adelaide's diary, Matrimonio | Tag:

Il prossimo 17 Giugno sarò la testimone di nozze di una mia carissima amica.

Il matrimonio si terrà a Torino, quindi presumibilmente farà caldo.

Sono entrata in un loop vestito dal quale non riesco ad uscirne. Praticamente ‘na tragedia.

Premetto che la sposa non vuole il lungo, ed ha giustamente vietato il bianco ed il nero.

Premetto anche che il matrimonio avrà luogo di mattino, con funzione cattolica.

Quindi, fermo restando che eventualmente necessito di qualcosa per coprire le spalle e che le scarpe e borsa sono ancora argomento aperto….cosa ne pensate di questi 3 abiti?

Questo è quello che piace di più alla sposa:

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lato B:

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Questo è quello che piace di più al marito:

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Oppure altra variante:

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Il prezzo non varia molto, sono tutti di Pinko…che dite?

Sufficientemente eleganti? Sufficientemente sobri? Sufficientemente carina?

Sentitevi liberi anche di rispondere “nessuno dei tre” e la mia ricerca continua….



Ultimo dell’anno
31/12/2010, 22:32
Filed under: Adelaide's diary, Intrattenimento, Matrimonio, Viaggi | Tag: ,

Sono le 21.25 del 31 dicembre 2010, ora italiana. Vorrei dirvi che sono in Brasile, a Copa Cabana e quindi per me mancano ancora un po’ di ore al nuovo anno, ma no, non sono lì. In alternativa potrei essere a Sidney, in Australia, e che il capodanno l’ho già festeggiato. No, non sono neppure lì. Ci sarebbe da sperare che almeno io sia collegata con il cellulare da qualche sperduto rifugio sulle alpi italiane. Nono, neppure questo.

Infatti sono a casa. Il mio ultimo capodanno con il 2- davanti al numero dei miei anni, lo passo tra le mure della mia attuale dimora, in una sfigatissima periferia genovese, affacciata su vico Tiro, che già il nome è un programma.

E dire che quest’anno ho ricevuto il maggior numero di inviti di sempre. Prima dovevo andare a Roma dalla Ale, poi saltato per motivi tecnici; poi sul Tonale con Fabry, ma ci sono stati contrattempi vari; per ultimo sarei dovuta andare a Torino dalla Michy, solo un paio d’ore scarse di macchina, una bella serata Torinese, una breve dormita, ed essere indietro per il pranzo del primo Gennaio, così da poter salutare il fratellino che non vedrò, nuovamente, nei prossimi 7 mesi.

Bene, peccato che mio marito ha deciso di ammalarsi ieri. Febbre alta e vomito. Già che non ho dormito tutta notte, a fargli da balia tra tachipirina e ghiaccio in testa, la notte bianca io l’ho già fatta ieri, il 30. Per lo meno avesse riguardi nel vomitare. Mi scuserete se mi soffermo un tantinino su questo particolare non proprio convenzionale. Ma per diamine, personalmente, alla veneranda età di 29 anni, quando ho problemi di stomaco, mi chiudo in bagno! Altro che mano sulla fronte o solidarietà, io me ne voglio stare sola ad abbracciare la tazza del water, e nessuno mi deve vedere in un momento tanto sconveniente quanto privato. Lui no. Mio marito si è bloccato ai 7 anni. Ve lo ricordate quando avevate paura di sboccare e provavate a fare di tutto per evitarlo e vostra mamma vi tirava fuori il catino del vomito per non inzaccherare tutto? Ecco lui è ancora così, con un vizio in più – ricordatemi di ringraziare mia suocera- lui il catino del vomito non lo vuole vedere sino l’ultimo secondo. E così io devo stare lì sull’attenti, sul via, sullo start, con un piede in posizione di scatto e capire il momento, l’ultimo disperato secondo prima che succeda il fattaccio. Immaginatevelo lì sdraiato sul divano in pelle, avvolto con due plaid ed un piumino, che d’un tratto balza seduto e schiocca, ve lo guiro, schiocca pollice e medio della mano destra. E’ il segnale. A quel punto io scatto con i 100 mt in velocità (in questo caso fortunatamente 3 o 4 mt), mi metto le pantofole per cappello, afferro il catino sotto il lavandino e glielo getto in velocità, stile lancio del peso. Vi rassicuro subito. Ce l’ho fatta. Questa volta sono riuscita. Per altro la scena è stata raccappricciante. Non ho capito perchè, dopo un breve rigurgito in piedi a schiena inarquata, il suo meglio lo ha dato accasciandosi sul pavimento, piedi sotto il sedere e mani protese in avanti stile musulmano in preghiera. Sembrava una scena dell’esorcista, ero combattuta se ridere o fuggire.

Così stamane chiamo la Michy, supplicandola, “Sei la mia tesimone, dammi il permesso, a Torino io vengo da sola, lo lascio quì.” La sua risposta è stata secca e monosillabica: “No.” Ma non è che mi ha detto altro, si vede che mi conosce abbastanza da capire che lo avrei mollato per davvero. Neppure da mia mamma, alla quale ho chiesto comprensione con occhi da cerbiatta e vocina lacrimevole se potessi gettare il marito dalla finestra, neppure cda lei, dicevo, ho ricevuto conforto. “Abiti al primo piano Francesca, non ti conviene. Comunque ti ho mai raccontato che il primo capodanno con tuo padre eravamo ospiti a Limone dalla cuginetta Erina ed ho passato tutte le vacanze a pulire il suo vomito?”. No mamma, non me lo hai mai raccontato. Te lo sei deliberatamente dimenticata. No dico, non potevi dirmelo ad esempio la sera del 11 Giugno quando ero ancora in tempo, oppure alzarti disperata durante la mia funzione matrimonaiare ed urlare “Nooooo, non farloooo” ???? Te ne sarei stata grata per tutto il resto della mia vita.

E così eccomi quì, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia. Sarebbe da metterci qualche postilla a questa sentenza. Almeno per le festività, sacrableau.

Bando all’autocommiserazione, accetto a testa alta la mia attuale situazione. Solo che ora passerò al pc le rimanenti 2 ore e 10 minuti perchè santo cielo la D’Urso anche a capodanno no. Non che abbia niente in contrario con te, Barbi, mi stai benissimo il pomeriggio, la Domenica, anche in prima serata, non avertene a male, ma a vederti anche a capodanno mi sento davvero una sfigata. Per davvero.

E già che è l’ultimo dell’anno mi perderò in una riflessione. Ossia, di solito questo è il momento di bilanci e di nuovi propositi. Questa volta non farò nessuno dei due. Nel primo caso perchè il bilancio di quest’anno è assolutamente positivo. E’ stato un’anno di viaggi, di matromoni, nascite, successi lavorativi, esperienze. Solo pochi giorni fa ero a New York e facevo il conto, seduta al tavolino di un bar di Soho con la Vale, che in un anno ho lavorato sì e no, 9 mesi e mezzo, pagata per 13. Nel secondo caso, questa volta, non stilerò neppure la mia solita lista del buoni propositi. Sì perchè quest’anno lo temo da morire. E’ l’anno in cui compirò 30 anni (a Dicembre, ho ancora 12 mesi, pfiuuu), e quindi oggi, di tra un anno, potrebbe essere, se le cose non vanno nel verso giusto, a dir poco tragico. L’ultimo giorno di lavoro, il 15 Dicembre, prima di partire per New York, quando il mio capo mi ha chiesto cosa mi aspetto dal nuovo anno, io mi sono sopresa che la mia bocca, senza alcuna esitazione, abbia pronunciato le seguenti parole: “P., quello che verrà è l’anno dei 30, quindi le cose sono due, grandi soddisfazioni o grandi cambiamenti”. (Ripensandoci preferirei grandi soddisfazioni e grandi cambiamenti).  Ora a questo punto non so se seguire ciò che dice Cohelo, e gridare al mondo il mio desiderio affinchè tutto l’universo si possa armare per esaudirlo, o se pure tenermelo per me, in quella monetina lanciata dentro la fontana di Trevi, in una notte romana. Di fatto chi mi conosce bene lo sa già, e sa che è tanto grande quanto improbabile. Ma io una cosa ve la posso dire quì, la notte del 31, con la magia che posta in sè. Prometto solennemente che farò di tutto, ma proprio di tutto, con tutte le mie forze, tutta la mia creatività,tutta la mia convinzione e determinazione, per esaudirlo. Così che, guardandomi in dietro, non possa averne a rammaricarmi di nulla.

Prima di salutare definitivamente questo 2010 e augurarvi un sereno arrivederci al prossimo anno posso fare un passo indietro all’argomento New York? Questa è la seconda volta che vado, quindi il fascino della città non mi ha schiaffeggiata come la prima volta, e i grattacieli così alti non mi hanno schiacciato, essendo stata nell’intermezzo anche a Chicago e Tokyo, che a grattacieli non scherzano. Se mai mi ha ridimensionato il desiderio che esprimo di tanto in tanto di viverci per un annetto. Per la carità, ho patito tanto di quel freddo che al massimo le prossime volte ridurrò le mie volontà a 4-6 mesi, rigorosamente estivi. Davvero un freddo insopportabile, evitare di provarlo e crederlo sulla parola, se non si vuole rischiare di rovinarsi una vacanza. Ma non è per questo motivo che volevo tornare all’argomento New York.

Il punto è che per la prima volta ho assistito ad un musical a Broadway, come vi avevo preannunciato. Alla fine non ho scelto nè Mamma Mia, nè Chicago, ma essendo con mia mamma che non comprende bene l’inglese, ho preferito optare per Mary Poppins, che per altro era in un teatro ad appena 3 bloks dal nostro hotel, sulla 42th, ed era reclamizzato con un manifesto che si srotolava per 25-30 piani dalla cima di uno dei grattacietli di Time Square. Fantastico. Senza esagarare. Senza fiato. E dire che quest’anno ho assitito alla sensuale danza delle Maiko, in un teatrino di Gion, nel cuore di Kyoto; ho ascoltato i suggestivi ritmi dei tamburi di Bora Bora, ammirato i balli caratteristici dei Polinesiani nel piazzale polveroso di Vaitape, il piccolo centro abitato dell’isola. Eppure il musical di Broadway mi ha lasciato di stucco, a bocca aperta. I costumi, le scenografie, i canti e…le magie! La borsa di Mary Poppins funzionava davvero, la scena cambiava nel giro di pochi secondi e la casa appariva e scompariva e appariva dinuovo. I ballerini, i due bambini che sono stati bravissimi, e sia Mary che Bert volavano davvero! Ma non solo sopra il palco: ad un certo punto Mary Poppins è presa a svolazzare sulla platea, sino a su in galleria! Davvero grandioso.

Ecco quindi il mio suggerimento, se e quando passerete da New York, non perdetevi uno spettacolo a Broadway, e se volete risparmiare potete acquistare il biglietto al Tiket Service in TimeSqure: vendono solo i biglietti per la sera stessa, ma hanno fino al 50% di sconto che, con i prezzi di Broadway, non è malaccio.

Bene, in teoria mancherebbe un ora e 32 minuti, ma con tutto questo post internazionale ho capito che in fondo mi sento una cittadina del mondo, e sentendomi un po’ polinesiana o giappinese, ora è già il 2011, e sentendomi anche un po’ americana o messicana, non ha senso scrivere al pc sino alle 4 di notte. Quindi, da brava cittadina del mondo, ora per questa mattina, o per questa notte, o per tra poche ore, il mio augurio è di un splendido 2011 ricco di progetti, desideri e soddisfazioni.

Quindi, forte di questa conquistata considerazione, non mi sento minimanente in difetto a staccarmi dal pc e guardarmi la D’Urso sul divano con mio marito. Aaah, le gioie matrimoniali!



Frenesia e rammarico
10/06/2010, 11:05
Filed under: Matrimonio | Tag: ,

A due giorni dalle nozze mi sento un misto di agitazione, frenesia, felicità, tristezza, emozione e timore tutto insieme.

Praticamente passo da alti a bassi con la velocità con cui cambia il temo a Londra: per lo più ogni 5 minuti. Ieri, per esempio, ho pianto, a tratti alterni, tutto il giorno. Credo che sia stress accumulato, ma la mia mente ha convogliato la mia emotività nel pensiero che mio fratello non verrà al mio matrimonio. Lui è in America che si sta addestrando sui jet da guerra ed il suo comandante non gli ha dato il permesso per la licenza.

All’inizio entrambi siamo stati molto concreti e pragmatici.

Lo capisco, non ti devi preoccupare, non è colpa tua”.

Poi abbiamo pensato a soluzioni alternative.

“Stai tranquillo, la tecnologia è dalla nostra, siamo nel 2010, puoi collegarti con skype.”

Abbiamo fatto le prove sul sagrato della chiesa e vicino all’altare. Prende.

“Ci riusciremo a vedere, la web cam è fantastica”. “Ma sì, sarà un matrimonio moderno…”.

Poi la telefonata dell’altra sera.

Sai Fra, era due notti che mi sogno che riesco a venire al tuo matrimonio ed ero felice. Poi questa notte invece ho fatto un incubo: non mi suonava la sveglia (là saranno le 4 di notte quando mi sposerò) e così mi perdevo il tuo matrimonio.”

Lì per lì ho retto bene: “Ma sì, non ti preoccupare, andrà tutto bene.”

Poi ieri lo sconforto. Gli ho mandato un messaggio su fb, sulle prime non mi ha risposto. Allora ho sentito in cuor mio la speranza salire, “forse è in aereo, forse mi fa una sopresa e domani me lo vedrò davanti…”  io arriverò sul sagrato, vedrò il mio bellissimo futuro marito che mi attende e poi spunterà una divisa blu di gala….qualche minuto di speranza, dopo, la risposta da un’aula studio spersa nelle desolate pianure texane. E quì sono arrivate le lacrime.

In quel momento ho realizzato che nel giorno più importante della mia vita lui non ci sarà: non una foto assieme su cui sorridere nella vecchiaia, non un ricordo, uno sguardo, una parola. Un fiume di lacrime. Sul lavoro sono dovuta andare in bagno una decina di volte. Avranno pensato ad una caccarella pre-matrimoniale.

E così oggi eccomi quì, incapace di prestare attenzione sul lavoro, più serena di ieri e in animo un po’ rincuorata.

L’ho capito ieri sera. Meglio tardi che mai.

L’ho capito grazie alla canzone che farò suonare nel momento dell’ingresso in chiesa: Forever Young degli Alphaville.

L’ho sentita prima di addormentarmi ed ho capito. MI sono venute le farfalle nello stomaco. Ho chiamato subito andrea per teledono.

“Stiamo sbaglianto tutto. Dobbiamo pensare solo a noi. Non importa chi ci sarà, che tempo farà o cosa penserà la gente. Andre, io ti sposo perchè ti ho scelto, perchè ancora oggi sento le farfalle nello stomaco quando ascolto la nostra canzone. Non inciamperemo sulla promessa di matrimonio, perchè la diremo l’uno all’altra, e intorno non ci sarà nessuno.”

Questo è quello che conta.

Tutto il resto è un contorno.



ansia da matrimonio?
06/05/2010, 08:40
Filed under: Matrimonio | Tag: , ,

Ieri ho provato il vestito che mi sono comprata: non mi piace.

Il commento di mia mamma? “Sai, ti ho consigliato questo perchè era quello che ti stava meno male“.

Ho deciso che mia mamma non verrà alle prova successive del vestito.

Di fatto io avrei voluto osare, sentirmi sexi. Il risultato è che sembro una scolaretta alla prima comunione. Di certo quella santa donna ha vista affranta, perchè ieri sera mi ha telefonata chiedendomi se volessi comprarne un altro. Mondie, no. Altri 2000€ no. Me ne farò una ragione. In fondo è molto elegante.

In più è due giorni che mi sto litigando con Andrea che come al solito è lontano ed inutile nei preparativi.

Come cigliegina sulla torta ieri sera sono passata dalla fiorista la quale mi ha letteramente asciugata con un flusso ininterrotto di parole della durata di circa 45 minuti. Sembra che i preti non lascino mettere le composizioni dove vorremmo. Sembra che abbiano una mega composizione di grisofile arancioni e viola (!) che non si possono spostare. Sembra che anche le due alzate con l’opossum debbano rimanere lì dove sono.

Quando sono tornata a casa ho avuto un’epiphani: sono talmente concentrata a sentire ciò che “si usa”, ciò che “è elegante per un matrimonio”, che non mi sono neppure posta la domanda di “cosa mi piaccia”.

Ogni cosa, dai fiori, alle foto, al parrucchiere hanno un prezzo extra, gonfiato, esagerato. Solo perchè il matrimonio è un business pazzesco. E quando fai notare che il prezzo è fuori buget allora: punto primo, tipicamente si offendono; punto secondo, le cifre fluttuano come se stessimo giocando in borsa. Il bouquet non può essere meno di 120€, l’acconciatura 250€ e così a seguire.

“Ma scusi eh, sabato scorso il bouquet costava 100€, l’inflazione è dovuta alla crisi greca?”.

“Ah, ma se venissi a fare un’acconciatura per un matrimonio di un’amica, il prezzo quale sarebbe?” “circa 35€”.

Chiaro. Cristallino.

Massima del giorno: sposarsi è una cazzata, soprattutto in chiesa.

Sarà ansia da matrimonio o forse farei meglio a farmi un fagotto, mettermelo sulla spalla e scappare in america?



Promesse prematrimoniali
13/04/2010, 22:35
Filed under: Matrimonio | Tag: , ,

Settimana scorsa abbiamo dovuto fare i pre-giuramenti con il prete.

No, guardate, questa cosa dovete saperla, perchè se mai un giorno voleste sposarvi ed arrivate, come ha fatto la sottoscritta, assolutamente impreparati, è da shoc. Occorre essere congruentemente informati.

Io non avevo capito bene di che cosa si trattasse ed ho finito per sudare 7 camicie e bofonchiare con la bocca secca.

Ma andiamo con ordine. Circa un paio di mesi prima del matrimonio il sacerdote convoca la coppia di futuri sposini per le, non meglio definite, “promesse prematrimoniali”.

Ora immaginatevi un sacerdote che  serio serio ti fissa negli occhi. Poi, uno per volta, e sotto giuramento ti fa una serie di domande del tipo….

Sei già sposata? (ehm, non dovrebbe essere un no?)

Sei suora? (Mondieu)

Ma rinunci a qualsiasi altro uomo per tutta la tua vita, anche sessualmente? (sull’anche sessualmente ha fatto una piccola pausa tra le parole, un’intonazione sacrale e mi ha guardato dritto negli occhi…sacrableu)

Rifiuti il divorzio in ogni sua forma? (tossetta ehm ehm, gocce di sudore nella schiena…) Ovviamente la chiesa lo rifiuta, anche tu? (ma ti pare?)

hai già figli? (cosa avrà riposto lui a questa domanda…mamma mia…)

e così via….pare, parlandone con un collega, che a lui abbia anche chiesto che nn avesse malattie veneree o impotenza…ma vi pare?A me è parso di essere sotto interrogatorio della santa inquisizione medioevale!

Spero che il giorno del matrimonio sia meno complicato….ah, che fatica!



Ci sono o ci faccio?
08/04/2010, 20:50
Filed under: Matrimonio

Pensa e ripensa, alla fine l’ho capito: scrivere mi manca moltissimo.

Come se mi mancasse la linfa vitale, già che non vado più a danza, se non riprendo a scrivere è come se continuassi a sopprimere la parte di me più vera, più istintiva, quella più autentica.

Ci ho ragionato su. E’ come il mio motorino resuscitato troppo presto dopo il lungo inverno, non sono ancora pronta: la strada è troppo fredda. E’ come la mia nuova casa, per lo più imposta da motivazioni economiche, non mi sento troppo a mio agio.  Lo stesso vale per questo blog, è mio, ma è stato “imposto” dai troppi chiaccheroni bigotti della mia attuale azienda. Insomma, è come se in questo momento della mia vita mangiassi le fonzie senza leccarmi le dita: godo solo a metà.

Mi sento arruginita, ancora una volta mi sono persa di vista.

Una bella notizia almeno c’è. Mi sposo. Ma mi sposo per davvero. E cosa ancora più sorpendente, visti i risvolti degli ultimi mesi, sono felice. Sono tornata felice da quando io ed Andrea abbiamo deciso di smetterla di farci condizionare, e di tornare ad amarci. Così in queste settimane assenza creativa nel blog e nella danza, almeno posso dire di aver programmato la maggior parte del mio matrimonio….volete curiosare??….eccovi accontentati:

http://andreaefrancesca.lemienozze.it

Da non crederci!




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