Ilcorpodigrazia's Blog


Fotomodella per Donna Moderna
13/04/2013, 10:49
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Vi ricordate che a Dicembre avevo avuto l’onore di essere stata scelta come modella per un servizio di moda per Donna Moderna?

Ecco il post in cui raccontavo questa meravigliosa esperienza.

Un paio di settimane fa è finalmente uscito il servizio e con mia grande sorpresa ero anche in copertina!

Ecco il risultato di quella giornata da favola:

Francesca Rovereto Copertina

Francesca Rovereto 4

Francesca Rovereto 1

Francesca Rovereto 2

Francesca Rovereto

Fotomodella per Donna Moderna

Un giorno da Fotomodella per Donna Moderna



Per farci due risate

http://turistipercaso.it/fiat-sedici/video/745/

Ecco un sunto di alcuni miei errori durante i miei reportage per Turisti per Caso…e famoci due risate!

Immagine



Nuovo Reportage!

ragazzuoliiiii è stato pubblicato il mio ultimo reportage nel Sulcis…mi date la vostra opinione?

Reportage qui: http://turistipercaso.it/sulcis/66634/off-road-per-il-sulcis-iglesiente.html

Foto qui:
http://turistipercaso.it/u/frarove/?image

Video qui:

Video 1:
http://turistipercaso.it/sulcis/video/700/
Video 2:
http://turistipercaso.it/sulcis/video/701/
Video 3:
http://turistipercaso.it/sulcis/video/702/

🙂



Il mio vagabondare

Non vi tedierò con racconti di viaggio che, se vorrete, leggerete non appena pubblicati su Turisti per Caso.

Vi racconterò la mia esperienza tramite le persone che ho incontrato lungo il tragitto.

Primo tra tutti, il signore che ci ha fatto da guida dentro le miniere di Serbariu, nel Sulcis Iglesiente. Altezzoso, arrogante, fascista e decisamente ignorante. Va dicendo ai turisti che le centrali a carbone non inquinano e che il governo farbbe meglio a riaprire il giacimento. Un tempo l’avrei stracciato, i miei nuovi 30 anni hanno fatto sì che non gli dicessi che lavoro nell’energia e che probabilmente in italia sono una delle, diciamo top5000 che ne sanno sull’argomento e che stava dicendo una marea di cagate. La realtà è che mi ha fatto pena. Era proprio assuefatto nelle sue convinzioni. L’ho lasciato nel suo brodo.

Poco oltre, a Buggerru, è arrivato il capitano-lupo-di-mare. Di lui ne parlo anche nel mio reportage. Ci ha accompagnati in barca per un reportage fotografico del litorale. Uomo di mezza età, ha un’esperienza di mare come se di anni ne avesse 150. Ogni scoglio, ogni insenatura è per lui un ricordo, una storia da raccontare. Con la stessa naturalezza mi racconta di quella volta che, lo scorso Gennaio, ha preso una dozzina di kg di orate in quello scoglio laggiù, e di quell’altra volta che, in quell’altra insenatura lì, ha perso il braccio pescando con la dinamite (e da solo è risalito la scogliera ed ha guidato sino all’ospedale con un braccio solo). E’ la vita che va, e lui la racconta così, come si sussegue. Certo è fortina l’antitesi tra lui in mezzo al mare, con un braccio solo, a pescare in una notte di Gennaio e me, avvolta nel piumone, con un libro in mano ed una tisana bollente nello stomaco. In un uomo così, ci si può perdere.

Cambiamo Isola.  Gli ormai noti pizzaioli, sotto casa all’Elba, di fatto accompagnano tutte le nostre vacanze. Casa nostra laggiù ha sempre la porte aperte, praticamente viviamo sul terrazzo: ogni momento è una battuta, un saluto. Sono in due: il pizzaiolo capo è egiziano, è allegro, cordiale, estroverso, ed è appena diventato papà. Gli ho parlato a lungo della condizione in cui ho trovato l’Egitto durante uno dei miei viaggi, lo scorso Marzo. Lui, al contrario mio, è molto fiducioso nei fratelli musulmani. In Sà Hallah, gli ho risposto. Il suo aiuto pizzaiolo, invece, è esattamente il contrario di lui. Napoletano, gentile, timido, schivo, dai sorrisi rubati, fugaci, nascosti. Si dice che sua sorella abbia visto la madonna e da lì qualcosa sia cambiato, ma a me questa storia non l’ha mai raccontata. Non è bello ne brutto, ma a me, è sempre piaciuto. Parecchio.

Prima di riprendere il mio vagabondare per reportage, ecco arrivare una new entry elbana. L’ho incontrata quando ho affittato il catamarano assieme a mio fratello (esperienza che vi racconterò). Lei è una vera Donnavventura, non nel senso che ha partecipato al programma televisivo, (di quelle ne conosco tante e sono tutte a loro modo speciali), ma lei è una DA nella vita. Fisico mozzafiato di chi vive di sport, fa l’istruttrice di vela. Forte come il sole d’Agosto ci ha ben redarguiti sui pericoli e su ciò che potevamo fare e non potevamo fare con il suo catamarano. E quando ci ha guardati storti dicendoci che se ci doveva venire a riprendere avremmo dovuto pagare una penale, mi sono sentita sollevata. Ero certa che qualsiasi cosa fosse successo, lei sarebbe venuta a salvarci.

Poi c’è stato un incontro fugace, a Norcia, un paesino umbro sperduto nei monti sibilini, famoso forse più per i suoi “Coglini di Mulo” (che è un salame con un’anima di bue), piuttosto che per aver dato i natali ad santo fondatore dell’ordine benedettino. L’incontro è avvenuto con un ragazzino. Avrà avuto 15 o 16 anni. In una viuzza sotto la montagna, tutto sudato marcio, risaliva il pendio spingendo la sua vespa rossa nella speranza di farla ripartire. Mi ha ricordato il protagonista del libro che stavo leggendo (Saltatempo), ed ho immaginato che stesse ritardando ad un incontro con la sua ragazza. Che avesse programmato di fare “all’amore” sui prati e che ora, proprio nel momento clou, la sua vespina lo stesse abbandonando. Chissà come avrà fatto, povero leoncino, perchè la vespa di partire proprio non ne ha voluto sapere, e lui l’ha liquidata con due calci ben dati.

Poco distante, a Spoleto, arroccata nella stessa viuzza dalla quale trae il nome, una porticina con su una lanterna da accesso ad un mondo di cibo tutto al femminile. Un po’ come dentro il libro Choccolat. Solo che non è una pasticceria, ma una trattoria.  Donne sono le cameriere, le cuoche e donna è la titolare, che gestisce con la grazia e la forza delle Donne vere con la D maiuscola, il suo microcosmo femminile. Tra un stringozzo al tartufo ed un bicchiere di vino, mi raccontava di come una volta la crescionda fosse cucinata a son di pecorino e brodo di gallina anzichè amaretti e cioccolato.

Come saluto migliore di questo vagabondare, a San Benedetto del Tronto, l’ubriacone del bar ci ha dato le dritte su come arrivare sino su, alla torre, e mi ha fatto una comprensiva compagnia quando ho lasciato il marito alla salita rompigambe. In piazza, ancora a cavallo della mia bicicletta, ho ascoltato interessata la sua versione della crisi economico finanziaria che sta attraversando il nostro paese e le sue stime di calo dell’afflusso turistico a San Benedetto.

Questi i personaggi migliori che mi sono capitati. Questa è l’Italia, ed è davvero il posto più bello del mondo.

 

 

 



La mia avventura in…Donnavventura

Per chi ancora non lo sapesse, da Novembre a questa parte sono stata impagnata anima e corpo all’nseguimento di un grande sogno, il desiderio della monetina lanciata nella fontana di Trevi, una notte romana, durante una trasferta di lavoro: partire con la spedizione Donnavventura 2011! Oggi questo sogno, almeno fino alle prossime selezioni, è terminato: sono stata eliminata. Tuttavia però, sono riuscita ad arrivare sino in finale: 76 ragazze che si sono cimentate in prove fisiche e video in una tre giorni ad Andalo, sulle dolomiti del Brenta.  E’ stata un’esperienza indimenticabile, vi riporto una nota che avevo scritto a tal riguardo…buona lettura!

(…)

La prima grande emozione è stata appena arrivate, quando tutte le veterane ci hanno dato il benvenuto con un lungo applauso e ci hanno consegnato vestiario e il necessario per i 3 giorni. Borsa in spalla e via a piedi verso il campo base immerso nelle dolomiti del brenta, un panorama di guglie mozzafiato attorniavano il nostro accampamento. Al centro delle tende poste tutte in cerchio, un alto pilastro torreggiava con il marchio di “Donnavventura Paganella”, diventava alla sera il nostro totem attorno al quale cantavamo scaldandoci con il fuoco, il vin brulè e la mitica tisana di Donnavventura.

Ammetto che la prima notte è stata traumatica, vuoi l’emozione, complice il freddo (credo fossimo attorno ai 0°C), nessuna di noi è riuscita a dormire. Non ci avevano detto di portarci un materassino e le tende erano montate male quindi c’era uno spazio di 5 cm tra il terreno e la tenda…in due parole dormivano con il sacco a pelo direttamente sul terreno con il vento che ci picchiava direttamente addosso. Alle 4.30 eravamo tutte sveglie e tremanti. Alle 5.30 la strombettata dell’adunata non ci ha lasciato il tempo neppure per fare pipì e la DA Stefania ci ha fatto da capofila per una bella corsetta di una ventina di minuti. Mi avessero detto che sarei riuscita a correre dopo una notte all’addiaccio, senza fare colazione né pipì, ci avrei sicuramente riso su.

Finita la corsettina alle 6.30 del mattino ci hanno dato una mezz’oretta per lavarci e fare pipì, dopodiché la colazione, servita alle 7.00 era composta da thè o caffè latte, pane duro della sera prima e mele del trentino. Nel momento in cui ho picchiettato il pane sul vassoio ed il rumore era simil-metallico ho avuto il mio momento no. Sarà che non avevo dormito, sarà la corsa delle 6.30, ma ho avuto un attimino di mancamento. Ovviamente in queste situazioni si fa di necessità virtù, ho ammollato il pane duro nell’acqua calda del thè e ho mangiato una diecina di mele nel giro di 2 giorni (ora fatemi vedere una mela verde per i prossimi due mesi e potrei nausearmi all’istante).

Le prove sono iniziate subito dopo colazione: due provini video, uno con rete4 ed uno con RTL, test drive sui mitici ASX pickup, circuito con il quad, circuito con la mountain bike, circuito di corsa + calarsi con una fune da un pendio + fango, prova di fotogenia. Per altro ammetto anche che al terzo passaggio nel fango ho avuto il mio secondo momento no. Si vede che la colazione a mele e pane duro non mi aveva dato troppe forze, mi si è spezzato il fiato, cmq anche lì ho tenuto duro e sono andata avanti. Credo di avere ben chiaro come siano andate le mie prove, dove potevo migliorare, gli errori da principiante che ho commesso e cosa invece ho fatto bene ma, se non vi spiace, lo terrò per me. La giornata è scorsa via intensa, tra prove, sole ed emozioni. Alla sera un prete è venuto nell’accampamento ed abbiamo recitato una messa molto partecipata e profonda. In quel momento mi sono resa conto di essere lì da soli due giorni, ma così intensi che mi sembravano essere due settimane. Mi sono accorta che due giorni con Donnavventura mi avevano fatto dimenticare tutti i problemi, la tristezza e le cose che mi sono capitate negli ultimi mesi. Mi è venuto un magone ma ho ributtato dentro le lacrime ed ho ringraziato di essere lì, in quel momento, a vivere quell’esperienza. A quel punto mi sentivo già un pochino più donna, un pochino più vera, un pochino più forte, un pochino Donnavventura. Sono tornata in tenda finita la celebrazione e ho annunciato alle altre ragazze che non avremmo potuto passare un’altra notte all’adiaccio. Così ci siamo ingegniate: con il celofan reperito in cambusa abbiamo fatto un lavoro di gruppo e chiuso tutti i buchi della tenda, in modo assolutamente perfetto, abbiamo sistemato tutti gli indumenti che avavamo nelle borse a strati sul pavimento, sotto i sacco a pelo, per isolarci dall’umidità del terreno. Insomma, con queste premesse, una buona cena di canederli e spezzatino, la tisana Donnavvenura intorno al fuoco, ci siamo addormentate stanche e senza pensieri. La Domenica è stata la giornata delle eliminazioni ed a poco a poco siamo tornate ai pulman e da lì chi con il treno, chi con l’aereo, io ed altre 3 (Elisa, Daniela e Fede) con la macchina, siamo tornate a casa. Pensate che negli autogrill ci hanno prese per vere DA, tutte e 4 con magliettina e cappellino come facevano a sapere che non fossimo proprio quelle vere??? (In realtà una signora ci ha anche chiesto se facevamo parte del team di miss muretto, ma eclissiamo su quest’ultimo punto…J ).

Di fatto, ci mancavano solo i nostri nomi sulle portiere della mia mitica panda bianca per sentirci davvero DA…ci siamo pure date il cambio alla guida e ci siamo assegnate a turno il ruolo di navigatore J!

Quando sono arrivata da mio marito, che era alla spiaggia, stanca, sudata, sporca di 3 giorni di tenda e fango lui mi ha detto che ero bellissima. Non vi nasconderò che mi guardavano in molti con la magliettina griffata e gli occhi ancora sognanti anche se tristi. Forse, un pochino più bella, lo ero davvero, Donnaventura fa anche questo effetto. Ho baciato mio marito e mi sono avviata verso casa, lui si è stupito “Non vuoi una mano con le borse?”, mi ha chiesto… “No tesoro, se sono riuscita a portarle da sola fino al campo base, riuscirò anche a portarle in casa”. Mio marito mi ha guardato di sottecchi “Donnavventura ti ha fatto proprio bene, provaci anche il prossimo anno”.

Bene, questo è quello che avevo da raccontarvi. La vita, secondo me, va vissuta così in ogni sua sfumatura, capendo gli errori, non trascurando le ingiustizie, ma prendendo sempre e comunque il buono e gli insegnamenti che si possono trarre. Forse ha ragione tgcom nel suo articolo:

“Perché Donnavventura prima di essere un programma televisivo è un’esperienza straordinaria. E prima di essere un’esperienza straordinaria è un’emozione palpitante. Perché prima di ciò, prima di tutto, Donnaventura è una famiglia che si vuole bene.”

Deve essere proprio, che io, di Donnavventura, mi sono perdutamente innamorata.




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