Ilcorpodigrazia's Blog


Dominica
25/02/2014, 22:56
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Potrei raccontarvi delle spiagge bianche di Guadalupe, dei chilometri sconfinati di palme ricurve nel vento della Repubblica Domenicana, delle piscine naturali al largo di Saona, dove passeggiando in un metro di mare caraibico puoi trovare giganti stelle marine color porpora e arancio, oppure ancora potrei ricordare i mega boing che atterranno direttamente sulla spiaggia a St. Maarten, la elegante bellezza di Martinica, con i suoi yacht, ristorantini e boutique, vi parlerò invece della meno nota e selvaggia Dominica. 

Questa isola non dovevamo neppure toccarla. Inizialmente il programma prevedeva Antigua. Non vi dico lo sconforto quando scopro che, solo per questa volta, questa tappa è stata modificata, e quindi addio alle meravigliose palme da cocco sulle spiagge incantate di Antigua. Ma poi dov’è Dominica? Ed ancora più importante, cos’è Dominica? Non c’entra niente con la Repubblica Domenicana? La risposta è no, non centra nulla. E’ forse una delle meno note isole caraibiche, appena ad un paio d’ore di navigazione a nord di Martinica. 

E’ un’isola vulcanica, in cui la vegetazione esplode. Non ho mai visto, durante i miei viaggi, una natura così rigogliosa. Centinaia di diversi tipi di alberi, piante, fiori, di tutti i colori. Ma ciò che stupisce della natura a Dominica, sono le sue dimensioni. Si perché se di alberi imponenti se ne trovano anche altrove, mai avevo visto prima in vita mia, foglie delle dimensioni di un essere umano. C’è stato un momento, mentre camminavamo in questo tripudio vegetazione, in direzione di una cascata, che sentiamo un tonfo a pochi passi da noi. Era semplicemente caduta una foglia. Solo che quella foglia era lunga un paio di metri e larga uno. 

Se guardi una montagna, una vallata, una parete, non riesci a scorgere la fine di una pianta e l’inizio di un’altra. Fitte fitte, abbracciate, aggrovigliate tra di loro, palme da cocco, decine di tipi di palme da banana, felci, mango, piante da caffè, fiori dalle forme più strane e colorate, che mai saprei nominare, che mai avevo visto, neppure nei documentari. 

E poi acqua ovunque, rigagnoli, rivi, sentieri zuppi di fango, cascate più e meno grandi che sgorgano da monti fatti a panettone che tanto mi hanno ricordato il paesaggio incantato delle montagne fluttuanti di Avatar. 

E poi la sorpresa. Le pozze di acqua che si formano alla base delle cascate. Ti sembra di vedere del fumo, ma sulle prime pensi che siano miriade di goccioline d’acqua vaporizzate. Poi ci metti un piede, e scopri che l’acqua è calda. Sì’ perché Dominica è vulcanica, ed ovunque la sua attività terrestre si fa sentire, dall’odore solforoso dei rigagnoli, al reef che non a caso chiamano “champagne reef” per le mille bollicine che fuoriescono dai fondali. Ma l’emozione più autentica è stata proprio in quei piccoli laghetti d’acqua calda ai piedi delle cascate, quando ti sdrai nel caldo umido del vapore e guardi all’insù, e sopra di te vedi un tetto di verdi foglie giganti, e senti il rumore assordante delle cascate lì dietro di te, e pensi che sì, questa isola riesce regalare emozioni così autentiche e remote che per un attimo ti chiedi: ma questo, è sogno o realtà? ImmagineImmagineDImmagine



Fotomodella per Donna Moderna
13/04/2013, 10:49
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Vi ricordate che a Dicembre avevo avuto l’onore di essere stata scelta come modella per un servizio di moda per Donna Moderna?

Ecco il post in cui raccontavo questa meravigliosa esperienza.

Un paio di settimane fa è finalmente uscito il servizio e con mia grande sorpresa ero anche in copertina!

Ecco il risultato di quella giornata da favola:

Francesca Rovereto Copertina

Francesca Rovereto 4

Francesca Rovereto 1

Francesca Rovereto 2

Francesca Rovereto

Fotomodella per Donna Moderna

Un giorno da Fotomodella per Donna Moderna



Protetto:
01/04/2013, 21:59
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Per farci due risate

http://turistipercaso.it/fiat-sedici/video/745/

Ecco un sunto di alcuni miei errori durante i miei reportage per Turisti per Caso…e famoci due risate!

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E venne il momento dello scambio di regali….

Sono reduce da un’ennesima cena di Natale.

Sarà che c’è crisi, sarà che la maggior parte dei partecipanti è genovese, si era preso due decisioni: la prima riguardava la location, ossia la casa di B. (vi ricordate di lui? Il malefico collega del camper, quello dell’Oktoberfest!), la seconda riguardava i regali: ognuno doveva portarne uno, rigorosamente riciclandolo da qualcosa che avesse a casa.

Con queste belle premesse,  con in mano due Icnusa, un’aranciata baladin ed il mio regalo spazzatura (incartato alla bene meglio nel parcheggio, con tanto di carta e nastro, ovviamente, riciclati e non a tema natalizio), mi presento alle 19.50 al video citofono del succitato collega B.

Per altro trascorriamo i primi 10 minuti in attesa che arrivassero gli altri….  battibeccandoci (ovviamente, aggiungerei per chi ci conosce bene). Prima gli ho tirato un urlo dal bagno perché al posto della saponetta ho trovato un’informe massa marroncina che lui sosteneva orgoglioso si trattasse del famosissimo “sapone di aleppo” ormai a suo dire preziosissimo date le precarie condizioni economico-politiche siriane.

Dopo che, in alternativa, mi ha offerto il sapone del bidet, ho preteso e finalmente ottenuto una micro-saponetta normale che lui aveva fregato da chissà quale hotel. Ma ve la immaginate la scena di me e lui che litighiamo davanti allo specchio del bagno per la saponetta? Per di più dopo una giornata di lavoro? Torno in sala già esasperata e gli chiedo un sottofondo musicale natalizio per rilassarmi dal teatrino in bagno. Di tutta risposta il cd comincia a sputare tetri canti corali della Russia ortodossa. Lo guardo torva mentre lui muore dal ridere: “Ma un banale Jingle Bells è chiedere troppo?” Sto per crollare in una nuova crisi isterica quando, grazie al cielo, un provvidenziale A. suona al citofono e la serata comincia a popolarsi di persone.

Accumuliamo via via i regalini sotto l’albero, ordiniamo le pizze e gustiamo una fetta di panettone così, tra una chiacchiera ed una risata, arriva finalmente il tanto atteso momento dello scambio dei regali.

Qui se ne sono viste delle belle ed è il motivo che da solo è valso questo post.

Per non incorrere in facili sotterfugi abbiamo numerato tutti i regali ed appallottolato i corrispettivi contro-foglietti dentro la grolla dell’amicizia (vuota, ovviamente). Poi a turno abbiamo estratto il foglietto e quindi l’assegnazione del regalo è stato assolutamente casuale.

Primo ad estrarre il suo regalo: X (maschio), che si è beccato il mio regalo, ossia una sottospecie di presepe in miniatura dentro un non meglio identificato scarpone, con tanto di lucetta cangiante. Una cosa orribile, davvero orripilante. Ho anche il dubbio che me l’avesse regalato mia suocera, speriamo che mio marito non se ne accorga mai, fortuna che non è su Fb e che non legge il mio blog.

Si avvicina molto a bruttezza il regalo che ha ricevuto Y. (maschio). Bene lui ha avuto in dono una specie di orologio dalle sembianze di un mouse, quindi pure la beffa durata qualche frazione di secondo di essersi accaparrato un regalo utile. Pare per altro che si possa vedere l’ora solo pigiando un bottoncino, altrimenti l’oggetto rimane un inanimato pezzo di plastica dalle sembianze topolinesche.

Poi arriva la vera beffa: Z. (femmina) ha deciso di sbarazzarsi di un libro, tale “La caduta dell’Aquila”,  pare un romanzo storico dedicato a Giulio Cesare che lei, ovviamente, non ha mai aperto, e che è finito in dono al povero A. (maschio), il quale ha promesso solennemente di leggere. Ma la beffa arriva ora, se lei pensava di essersi sbarazzata un paio di centinaia di pagine storiche, in tutta contropartita si è beccata un tomo da 1000 pagine di Bruno Vespa: “Il cuore e la spada”. Povera Z. anche lei, di solito super positiva ed ottimista, ha dovuto inchinarsi al destino beffardo.

W. (femmina) ha ricevuto un oggetto prendi polvere, ma anche qui c’è stata la beffa: il pacchetto era meraviglioso, un sacchettino di dimensioni più che rispettabili, grazioso, e pareva pure quasi-nuovo. Peccato che dentro, questo oggettino riproducente un paio di zoccoli olandesi, aveva le dimensioni di una caramella mou.

La povera W. lo perderà nei meandri dei suoi vestiti o delle sue borse in tempo zero, forse lo ritroveranno i nostri pro pro pro nipoti quando noi tutti saremo estinti e ci saranno studi approfonditi riguardo l’utilità del suddetto oggetto nei primi anni ’10.

E dire che W. aveva lasciato tutti di stucco privandosi di uno dei suoi oggetti più chiacchierati. Il regalo di W., manco a dirlo, è ovviamente finito nelle mani del famigerato genio del male, ospite di casa, nonché nipote dello zio del famoso camper, B. (maschio). Perché deve essere sempre così sfacciatamente fortunato? Vogliate sapere che W. è infatti un’amatrice di film. Una vera intenditrice, che spazia dalla filmografia cecena sottotitolata in azero alle pellicole mute della Berlino del primo dopoguerra. Tra il suo arsenale cinematografico è anche presente il genere erotico. Ecco, uno dei suoi film più chiacchierati ora fa parte della videoteca del malefico B. Quanto lo abbiamo invidiato!

Y. (maschio) ha ricevuto il regalo che avrei voluto per me. Un portafoto. Ma non uno di quelli con cornice, giammai. Uno di quelli che ha una base dalla quale fuoriesce uno stelo con in cima una mollettina. Che meraviglia! E dire che sulla scrivania ne ho già uno con la base a forma di fiore rosa. Quanto ci sarebbe stato bene accanto questo che aveva, come base, niente popò di meno che un pesce palla verde!

Per finire arriviamo a me. Io ho ricevuto un film. Ovviamente proprio io che tipicamente i film li detesto. Pare che sia anche piuttosto bruttino: Parnassus. Certo però non mi posso lamentare, se penso al mio scarpone lucente contenente un mini presepe, direi che, nello scambio, mi è andata di lusso!

Ottimo! Ora non vi resta che organizzare anche voi una bella cena natalizia con scambio di regali riciclati, vedrete, ne verranno fuori delle belle!

Buon Natale amici!



Vivere una favola: Io Donna Vera per Donna Moderna

Mi sveglio nel torpore mattutino, giusto una frazione di secondo per tornare cosciente e sgrano gli occhi, il cuore sussulta. Sono nel mio letto, a casa. Vedo il mio armadio stile japan, la luce rossastra che penetra dalle persiane bordeaux della finestra alla mia sinistra. Tutto estremamente familiare ma allora… Sarà stato tutto solo un sogno?

Istintivamente porto le mani ai capelli, e lo sento, lo chignon è lì. Corro in bagno e mi guardo allo specchio: l’acconciatura è ancora perfetta, testimonianza inequivocabile che qualcosa è accaduto veramente.

Fa freddo e sono influenzata, torno in letto, mi copro con il piumone ancora caldo del mio corpo, chiudo gli occhi, ed eccomi lì, meno di 48 ore prima, in ufficio…

Ero appena tornata dalla pausa caffè del mattino, sulla scrivania ad attendermi  un Accordo intercompany da correggere, quando squilla il mio cellulare personale. Vedo il numero, inizia con 02, è Milano, ed il mio cuore sobbalza. Potrebbe essere la telefonata che aspetto da mesi ? Sono talmente emozionata che mi scivola il dito e sulle prime non riesco a rispondere, maledetto iphone.

Pronto?

Francesca? Buon giorno, sono Miriam….. – Oh mio Dio sì! sì! sì!  – … capisco che il preavviso sia minimo, ma mi si è liberato un posto domani perché una ragazza non può più venire, e visto che ti avevamo scelta e tu sei di Genova, non so, per caso, potresti mica tu….

A 31 anni compiuti ho avuto modo di imparare alcune regole fondamentali della vita, tra le quali, una è certamente la seguente: quando il treno passa, bisogna prenderlo, al volo.

Corro dal mio capo, chiedo ferie, richiamo: “ok, ci sono, posso venire” . Un paio di telefonate e sul mio cellulare ho memorizzati due messaggi con le prenotazioni dell’hotel e dell’intercity, per quel pomeriggio stesso.

Alle 16.30 volo dall’ufficio alla macchina, passo da casa, butto nel trolley a casaccio shampoo, balsamo, crema depilatoria, kit unghie, jeans e camicia, dimentico l’intimo che comprerò in Centrale e, alle 18.15 in punto, wafer al cioccolato e bottiglietta d’acqua alla mano, sono in partenza dal binario 18 di Genova Piazza Principe, in direzione di un sogno.

Come può essere meravigliosamente imprevedibile la vita? Arrivo in hotel che è sera tardi, sono stanca, stanchissima ma sono anche talmente eccitata che faccio fatica ad addormentarmi.

L’indomani mattina, quando suona la sveglia, non voglio ammettere di essere desta già da parecchi minuti. Così inizia per davvero la mia favola: una giornata da diva. Scendo nel salone per la colazione e mi vedo nei volti degli uomini d’affare che, giacca e cravatta, parlano già concitati mentre mangiano. “Devi correggere il memo in questo punto… prima di iniziare la riunione è meglio che io…. Questo argomento non lo toccherei a meno che loro non chiedano…” Come li capisco, e quanto non li invidio! Io che di solito sono una di quelle persone, al tavolo con i miei capi o i miei colleghi, taillour e tacchi, già con la mente in riunione, in conferenza, in stand ed invece, oggi… Oggi sono sola, in jeans e struccata, oggi non ho pensieri, non ho riunioni. Oggi sono solo io, una ragazza, una “Donna Vera” che verrà trasformata da professionisti, da veri e propri artisti, in una modella, una diva per un giorno.

La location del mio servizio è un meraviglioso hotel 5 stelle nel centro di Milano, e il tema è “trench chic”. Sei cambi d’abito, con tanto di abbinamenti scarpa, borsa e bijoux, per un colpo d’occhio davvero strabiliante.

La make up artist è giovane e simpatica, tra creme, fard, mascara e attrezzi mai visti prima in vita mia, chiacchieriamo, ascolto lei e lo stylist che ricordano un servizio piuttosto che un altro, il tempo scorre via veloce mentre di là, la fotografa ed il suo aiuto, montano le luci per i diversi set.

Ultimi tocchi di colore su zigomi e naso ed eccomi pronta per indossare il primo abito, vado in bagno e mentre infilo emozionata il completino blu, scorgo la mia figura nello specchio. Mi scappa un gridolino: “Oh mio Dio”. Dall’altra parte della porta Alemka e Bruno preoccupati: “Che succede, tutto bene?”.  Spunto dalla porta scorrevole ancora incredula. “Alemka, tu sei un genio, sono bellissima!”

Bruno ridacchia, Alemka mi guarda compiaciuta e così inizia lo shooting vero e proprio. Nei panni della modella sto subito comoda, sorrido, ammicco, faccio la parte della vera diva, per diamine ho un giorno intero per poterla interpretare e non mi faccio certo sfuggire l’occasione!

Entro subito in empatia con Sevim, la fotografa. Lei è un’artista incredibile, riesce a essere rigorosa e precisa ed al contempo mi suggerisce e mi mette a mio agio. Il suo obbiettivo diventa la mia amica con cui confidarmi, divertirmi, il mio uomo da sedurre, ammaliare, confondere. La location aiuta a rendere questa favola concreta, sembra quasi più il set di un film, ora mi sento nella Parigi degli anni 30, ora mi sento Haudry Hepburn dentro il film “Vacanze Romane”, ora invece sono Grace Kelly e mi sporgo  dalla ringhiera per vedere se spunta il mio principe.

A metà mattinata un attimo di tensione, vedo una donna avvicinarsi a passo sicuro e subito capisco che è Lei. La capa, la super Donna, La vera e indiscussa Artista. Proprio come dentro il film “Il Diavolo veste Prada”, la sua aura di eleganza, fascino e stile inondano l’intera sala. Scambia due parole con Sevim. Si volta verso di me. Lei con un colpo d’occhio ha tutto chiaro, sotto controllo. “Gli orecchini, via, la scarpa le è lunga”. Poi una pausa. Un’occhiata da lontano. “Molto bene, si, bella”.

Bruno mi dice che è il massimo che potevamo sperare. Mi dice anche che devo divertirmi, che mi vuole un po’ crazy, un po’ sopra le righe. Non c’è problema Bruno, in quanto a personalità e soprattutto a sfacciataggine, ne ho da vendere. Intreccio le gambe sul tavolino, faccio finta di cadere dalle scale, ogni stravaganza che mi viene in mente, io la improvviso sul momento.

Sevim è invece più austera, ogni tanto le lancio qualche occhiata da vamp che lei immortala nella sua reflex. “Stop here, ok don’t move you are beautiful, ok now try to run down from the steps

E’ il momento dell’ultimo cambio e già sento la malinconia della conclusione che si avvicina. Per gli ultimi scatti Sevim ha scelto il corridoio dell’hotel, immagino di essere una vamp che sta uscendo per una serata all’insegna del suo primo red carpet, immagino di essere la donna più felice del mondo e, forse, in quel momento, lo sono per davvero la donna più felice del mondo. What else needed?

“The card is full” Sevim controlla come al solito gli scatti sul pc e mi guarda soddisfatta. It’s ok, we have finished. Bruno e Alemka accennano un applauso, sono contenti, abbiamo finito addirittura con mezz’ora di anticipo sulla tabella di marcia. Ci abbracciamo sorridenti anche se io sono già malinconica, torno in stanza e mi sfilo il mio meraviglioso abito dorato.

“Vuoi che ti tolga trucco e acconciatura?” Alemka gentile mi offre il suo aiuto. “No Alemka, per favore, lasciami in questo mood almeno sino a stasera”. Domani tornerò ingegnere, ma oggi sono ancora diva, Donna Moderna, o forse, semplicemente, Donna Vera.

Così si è conclusa la mia giornata da diva. Qui infagottata nel mio letto a casa, sono tornata la Fra di sempre, sorrido ai miei occhi gonfi e rossi per il raffreddore. Da cigno sono tornata brutto anatroccolo, però, intrappolata per sempre negli splendidi scatti di Sevim, c’è una Francesca al meglio di sé, quella che, se il tempo me lo concederà, mostrerò con il petto gonfio di orgoglio ai miei nipoti che, distratti da qualche giochino che terranno tra le mani, mi diranno: “Nonna,  eri proprio bellissima”.

P.S. per ora tutto ciò che posso mostrarvi è un back stage…ma appena usciranno le foto ufficiali sul giornale…vi inonderò di scatti!



Facebook: tutto quello che non avreste mai voluto sapere

Facebook, Twitter, Whattsapp, ora anche Pinterest: tutti strumenti del demonio.

Ormai siamo tutti impazziti. Anche per la strada, anche mentre camminiamo, mentre guidiamo, tutti a capo chino e pollice mobile a “chattare”, “Twittare”, “fan cazzare”.

Dove è uno, cosa sta facendo l’altro, con chi è Tizio, la foto di Caio. Mi ci metto pure io, prima della lista.

Qualche tempo fa due grandi scoperte, e dire che Facebook ormai ce l’ho da 4 anni.

La prima riguarda la sezione “Messaggi – Altro”. Sì perché, oltre ai normali messaggini che si scambiano con i contatti, e che rimangono memorizzati negli annales in apposita schermata, esiste una seconda sezione di messaggi, ossia quelli che ti inviano i “non-contatti”.

Ora provate ad andarci anche voi, vi assicuro con serena certezza che troverete sorprese strabilianti.

Con alcune amiche abbiamo fatto anche una graduatoria, una classifica, ecco la mia top 3:

3° posto: un tizio che alludeva a una non meglio definita “proposta” riguardante le scarpe

2° posto: uno che mi proponeva, per 30.000, euro un servizio in lingerie per il mondo arabo

1° posto: uno che mi offriva 200€ per inscenare una lotta nel fango con un’altra donna

Bello bello, che ridere. Però, signori, ilarità a parte, se per lo più questa sezione è quindi un filtro anti-spam, lì ci ho trovato anche dei messaggi da persone incontrate qui e là, e che mi interessavano. Ma ciò che è peggio, io stessa ho la certezza di essere finita in quella stessa sezione, mandando messaggi a non-contatti per precisi scopi. Una volta stavo pure uscendoci di matto per questo motivo, e non è da escludere che abbia inficiato una relazione con una persona proprio per questo motivo.

Arriviamo alla seconda scoperta, e qui temo potrei procurarvi un piccolo choc. Sebbene ci sia letteratura a tal riguardo e lo stesso Zuckerberg abbia rilasciato dichiarazioni a tal riguardo, il dubbio sussiste.

Da qualche mese a questa parte è infatti cambiato il layout del Profilo di Facebook. Ora, il così detto “Diario” comprende due foto profilo, una piccola ed una che prende tutta la testata della pagina e, subito sotto la foto,  una serie di quadratini piccoli con delle miniature delle ultime foto inserite, degli amici, dei “like”.

Ora arriva la stangata. Nella miniatura degli “amici”, ci sono raffigurate 6 foto. Sei foto di sei amici. Tra 500, 600 o anche 1000 contatti FB, in quel quadratino del profilo, ci sono 6 piccole, inquietanti, foto di amici. Queste foto, con il “refresh”,  a volte cambiano, ma diciamo per lo più rimangono le stesse. Occhio per altro che, chi guarda il tuo profilo, non vede le stesse 6 foto di amici che vedi tu guardando il tuo stesso profilo.  Mi seguite? E’ un po’ complicato, metto uno screenshot:

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Ora la domanda sorge spontanea: con che criterio FB mette proprio quelle 6 foto?

Partiamo da un presupposto, non può essere casuale. Sicuramente ci saranno degli algoritmi complicati alla base della scelta di quelle sei foto, (quantità di messaggi scambiati, di foto in comune, di amici in comune, ecc ecc)

Distinguiamo bene il problema. Se tu vai sul profilo di un tuo amico, vedrai 6 foto di amici suoi, e per lo più sono amici che io e quel amico abbiamo in comune. Ok. Se non abbiamo amici in comune, il sistema come sceglie quelle foto? Casualmente? Chi ha più contatti con quel amico? Già questo potrebbe essere di per se un problema, perché non è detto che io voglia far sapere quali sono gli amici con cui ho più contatti…

Ma arriviamo al vero nocciolo del problema: le 6 foto che compaiono nel nostro profilo,  le miniature che noi stessi vediamo nella nostra pagina del profilo.

La domanda è la seguente. Dei 15 contatti che girano nelle 6 foterelle (sono 6 alla volta, ma se fai refresh più o meno a turnazione ne vengono fuori 10-15), effettivamente 10-13 sono quelli più importanti per noi, con cui abbiamo più contatti, più scambi ma… il punto è, gli altri 2-5? Come mai gli altri 2-5, tra 600 contatti, sono sempre quelli e non cambiano? Fossero random, dovrebbero cambiare!

Capiamo meglio. Anche facendo il refresh della nostra pagina Profilo, in quelle 6 foto, compaiono a turnazione comunque le stesse 10-15 persone. Noterete anche che, tra queste 10-15 persone, ci sono effettivamente quelle con cui avete più contatti, più amici in comune, che visitate di più ma anche….  anche alcuni amici, diciamo 2-3-4, che non cagate. Che non avete mai contattato in vita vostra, che non vi scambiate messaggi, che non andate a vedere i loro profili, con cui avete pochissimi amici in comune. Eppure sono sempre quelli. Tra 500, 600, 1000 contatti, quelli. Come mai? Il dubbio, sorge spontaneo: saranno mica quelli che guardano il nostro profilo più spesso? Da-da-da dan. Ci vorrebbe musica epica di sottofondo. Catastrofe. Tragedia. Sciagura.

Quando l’altra sera, ho posto questa domanda nel bel mezzo di una cena di sole donne, tutte, non una esclusa, fidanzate, conviventi o sposate che fossero, hanno sgranato gli occhi, hanno portato la mano alla bocca ed hanno emesso un sibilo del tipo spavento cosmico.

Se esiste il dubbio che effettivamente quelle sei miniature  non siano randomiche e se, tra quelle 6 foto,  trovi amici con cui non hai contatti, allora significa che probabilmente quelli sono i tuoi stalker più accaniti.

Certo però che qui cadono le regole fondamentali delle privacy facebokiana.

E già perché la regola fondamentale che ha reso FB il leader indiscusso che è oggi, oltre a mettere in contatto le persone, è che su FB metto tutte le informazioni che IO voglio mettere. Nessuno deve mai sapere, a meno che io non lo voglia, che profili guardo.

Ora il sibilo di terrore delle mie commensali l’altra sera era, ovviamente, non tanto dovuto al fatto che, in questo modo, possiamo scoprire chi sono i nostri “stalker” più sfrenati, quanto perché, se noi stesse, nelle segrete e buie sere prima di cadere nelle braccia di Morfeo, “stalkeriamo” qualcuno, allora significa che, la nostra foto, è di diritto fissa in uno di quei 6 quadratini che quella persona vede nel suo profilo. Sgamate, fregate, un due tre stella, fottù.

Diciamola pane al pane, vino al vino, significa che voi siete una delle 6 iconcine del vostro “impossibile love”, quello che andare a guardare tutte le sere prima di addormentarvi, oppure siete una delle 6 iconcine di quella ragazza che tanto invidiate e continuiate a monitorare. Certo potete sempre sperare che quella persona abbia stalker peggiori di voi, oppure che quella persona a sua volta guardi il vostro profilo, ma il dubbio lacera.

Da quella sera abbiamo anche fatto prove degne di studi accademici. Controlli incrociati. Mi dispiace, devo dirvelo, è tutto dimostrato. Abbiamo smesso di usare FB per contattarci e ci siamo comportate come stalker incrociate le une delle altre. Da da da dan, nel giro di 72 ore, le nostre stalker comparivano in una delle 6 foto, e altrettanto da da da dan, quando abbiamo smesso di stalkerarci, siamo nuovamente sparite nel giro di altre 72 ore.

E’ terribile, lo so, ma è la dura verità, e qualcuno doveva pur dirvelo.

Ora a voi la scelta, fregarvene e comportarvi come se nulla fosse, oppure abbandonare il rituale di visualizzazione serale dell’impossible love e comprarvi un buon libro, a meno che non vogliate comparire tra i suoi stalker.  Di certo un risvolto positivo c’è, ora sapete chi sono i vostri stalker e vedrete che in fondo non ve ne stupirete neppure più di tanto… in più, se voi smettete di stalkerare il vostro impossibile love eppure dopo una settimana lui/lei è ancora lì…bè forse è il caso che gli mandiate un buon vecchio sms ed organizziate un incontro…forse non è così “impossible” il vostro love… ;D

Ora però vorrei, dopo tutte queste news choccanti, tranquillizzarvi.

Nonostante tutto, mi sento ancora di dichiarare, con assoluta e serena certezza, di amare Facebook.

Il punto è l’uso che se ne fa. Facebook è un potentissimo mezzo di condivisione. Se avete piacere di rimanere in contatto con persone lontane, se volete aprire i vostri pensieri, condividere le gioie ed anche i dolori, continuate ad usarlo. Non è vero che le persone che ami le senti ugualmente. Perché un conto è sentire, un conto è seguirle, conoscere la loro quotidianità, sapere di che parlare quando ci si rivede. L’amicizia è anche condivisione, se non ci si vede per tanto tempo, si può parlare certo dei massimi sistemi, delle grandi novità, ma sono le piccole cose di tutti i giorni che fanno la differenza.

Ieri, nel giorno del mio compleanno, ho scambiato una parola, un pensiero, un augurio, con più di 150 persone. Sparse per tutta Italia, da Palermo a Torino, da Roma a Trento, e per tutto il mondo, dalla Nigeria al Canada, dagli States alla Cina, dall’Algeria all’Austria, dalla Francia alla Germania. Non ho messo Stati a caso, ho ricevuto auguri da persone sparse in ognuno di questi stati.

Sarebbe stato possibile 5 anni fa?




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