Ilcorpodigrazia's Blog


In partenza…

Hola amigos!

Batterie di foto e video camera sotto carica, guida ed appunti sparpagliati sulla scrivania, trolley spalancato sul letto…ciò significa che sono in partenza per una nuova avventura! Domani arrivano le mie due co-driver ufficiali per il mio prossimo reportage: Michy e Laura, e Venerdì mattina di buon ora si parte per le terre di Siena!

Una tre giorni tra colli senesi, buon vino e buon cibo. Ho anche qualche idea di fuori programma, ma vedremo se il tempo tiranno ce lo permetterà!

Però devo confessare una cosa: in questo momento sono talmente presa con il mio primo lavoro, tra progetti oltralpe ed oltreoceano che mi interessano più di quanto io stessa osi ammettere, che per la prima volta, mi risulta difficile svestire i taillour e indossare i panni della reporter.

Sono però altrettanto certa che, una volta chiuso il pc domani pomeriggio, il mio spirito avventuriero prevarrà, quindi scaldiamo i motori….si parte! 🙂



In catamarano, col fratellino

Ho sempre adorato le barche. Tutte. Da quelle piccolissime, i gozzetti che affittavamo da minorenni che, con una manciata di cavalli, ci permettevano di andare in giro per callette solitarie a darci i bacini e fumarci le sigarette, a quelle giganti, le enormi navi per traversate o crociere.

Sì, io adoro anche quelle. Se penso solo a pochi giorni fa, quando sono stata in Sardegna, mi vengono in mente una carrellata di momenti magici che ho vissuto proprio sulla nave. Vedere la mia Genova con tutte le sue lucette allontanarsi lentamente, scorgere moli che non sapevo neppure dell’esistenza, immaginare di essere un gabbiano e sorvolarli tutti, uno ad uno, e scoprire ogni insenatura, ogni nave, ogni verricello. E’ fortissima l’emozione che provo ogni volta che sono in mezzo al mare. Quando in piena notte saluti l’oscurità che ti circonda e ti addormenti nella tua cuccetta, cullata dalle onde. Oppure di giorno, quando seduta al tavolino del ponte alto, sorseggi una birra a bordo piscina inondata dal profumo di salsedine. E’ così che ho scritto il mio reportage nel Sulcis, ma questo lo scoprirete presto, non appena verrà pubblicato.

Ogni tanto vado a prua, e guardo il mare che ho di fronte, sono quelli i momenti in cui progetto il futuro e mi sento energica. Non c’è un viaggio, però, che io non vada a poppa. Il passato lo guardo sempre. Il mio amico antipatico direbbe che sono nostalgica. Quando ti affacci a poppa c’è sempre un vento fortissimo a scompigliarti i capelli, e c’è lei, la lunga scia di bollicine bianche che taglia l’immensità blu del mare. Lenta ed inesorabile. E’ difficile trovare persone in questi due punti. A prua, non ho mai trovato nessuno, a poppa, a volte sì. Al ritorno dalla Sardegna ho fatto pure una conoscenza, un marinaio elbano che aveva appena portato uno yacht di lusso da Portoferraio a Porto Rotondo. Uno a fianco all’altra guardavamo silenziosi l’orizzonte quando lui ruppe il silenzio: “Bell’andatura questa, buon mare. Ieri abbiamo ballato parecchio da queste parti”…

Ma poi la barca per me rappresenta l’estate, la barca rappresenta il mare, le giornate di sole. Attorno a  Genova, sul motoscafino di papà, quando si andava a Bergeggi o a Portofino e si guardavano dal mare le code chilometriche delle povere persone ferme in macchina.

Oppure quando si arriva a Piombino, ogni santissimo Agosto che Dio ha messo su questa terra, la Toremar con la bocca aperta pronta a fagocitarci sancisce il vero inizio delle settimane più belle dell’anno.

Come avrete notato, ho invece, purtroppo, poca esperienza con “le vele” in generale. Sto progettando, per la prossima estate, una vacanza in caicco per rimediare un pochino. Per ora tutta la mia esperienza con le vele si riduce ad un paio di uscite con un amico di papà e con l’ex fidanzato di una mia cara amica. Poi l’amico di papà ha pensato bene di vendere la sua barca a vela, e la mia amica ha pensato bene di cambiare fidanzato. Accidenti a lei. Ancora ricordo con piacere la notte che uscimmo per vedere i fuochi ad Arenzano e che beccammo un vento micidiale e fummo costretti a sederci tutti gambe penzoloni di qua e di là per non scuffiare, la Chiara era di un colorito verde/violaceo con il vomito in canna che credo non sia fuoriuscito solo perché paralizzato anche lui, il vomito, dalla paura. Io ridevo e mi divertivo come una matta, ma quella purtroppo fu l’ultima mia avventura con le vele, la mia amica lasciò il tipo pochi giorni dopo.

L’ultima avventura almeno sino alla scorsa settimana, quando, posso dire senza false modestie, ho avuto il mio vero battesimo della vela…sul catamarano!

Era da qualche giorno che mio fratello si pavoneggiava di aver ripreso confidenza con il mezzo e che ribadiva la sua esperienza bi-annale di corso. (Solo dopo scoprii che l’esperienza risaliva alla sua 3° e 4° superiore e che “ripreso confidenza” significava che era uscito un paio di volte con il catamarano del suo amico…oh my god!).

Ora considerate anche il fatto che mio fratello è più giovane di me di 5 anni. Ciò significa che nella mia psicologia di sorella maggiore, protettiva, sciente, “la grande”, è stato un vero atto di fiducia affidare la mia completa inesperienza nelle sue giovani mani.

Così una sera finalmente ci decidiamo, ci diamo appuntamento l’indomani all’alba, ossia alle 10, che per essere all’Elba è uno sforzo immane, e inforchiamo le biciclette in direzione Iselba, dove avremmo affittato il nostro bolide.

Qui incontriamo un personaggio che avete avuto modo di conoscere ed apprezzare nel post precedente, la Donnavventura padrona del catamarano che ci ha, dapprima, letteralmente terrorizzato, successivamente, almeno per quanto riguarda la sottoscritta, tranquillizzata.

Una volta, non so bene come, accordataci la sua fiducia, ci fa scortare con il pedalò alla boa e ci affida il mezzo. In effetti posso dire che è stata un’esperienza.

Io, appena salita, come al solito, ho perso ogni paura ed ho iniziato a divertirmi come una matta. Mio fratello invece era tutto concentrato. Sulle prime direi anche impensierito, il vento decisamente soffiava verso il largo e l’unica manovra che ci riusciva era la strambata, ma di virare proprio non ne volevamo sapere. In più, quando andavamo di bolina, io non riuscivo a cazzare il fiocco, e mi sono fatta venire le ciocche tenendolo a mano (scoprimmo dopo che in effetti era rotto il gancio). Una volta però preso confidenza con il nostro catamarano, o meglio, lui preso confidenza, ed io capito il momento giusto per lascare il fiocco, ci siamo goduti la nostra navigazione. Ho addirittura preso al volo la boa, al ritorno. In effetti come battesimo c’era davvero tanto vento, per fortuna non soffro il mare, sbalzavamo sui cavalloni!

Così, con i complimenti altisonanti del fratellino che mi ha assicurato essere stata bravissima, e con il sospiro di sollievo di mio marito e di nostro papà una volta che ci hanno visto tornare a casa sani e salvi, si è compiuto il mio battesimo della vela che prometto essere solo l’inizio di un lungo percorso di fede!



Rafting
25/05/2011, 20:49
Filed under: Adelaide's diary, Hobby | Tag: , ,

E’ un po’ come se fosse un rito. C’è il primo breafing, chiacchere, primi suggerimenti, sorrisi, risate.

“Fate la pipì prima di calzare la muta altrimenti poi vi affogo io”

 Poi c’è il momento vestizione: casco, muta, salvagente, calzari. Un caldo boia. Ognuno con la sua pagaia si sale sul pulmino e si arriva nel punto di partenza. Ultimo breafing con l’istruttore prima della partenza. Lì non si ride più, si sta attenti, si imparano i comandi, le posizioni. Senza essere eroi, di fatto ti devi fidare delle persone sul gommone con te, perchè sarà quello più vicino a te che ti dovrà tirare su se cadi nelle rapide.

Gommoni in spalla, gommoni in acqua, tutti a bordo.

Il fiume scorre veloce e tu con lui. Avanti avanti, STOOOOP. Nei momenti in cui le rapide ti trascinano puoi alzare gli occhi dal fiume e gardarti attorno: la natura selvaggia, le montagne alte. La neve sulle vette.

Io non ho paura. Io, giù per il fiume, stavo bene.

Forse, chissà, un giorno farò i corso per diventare istruttore.



Menomale che c’è la danza
12/10/2009, 20:17
Filed under: Hobby

Non importa quanto fastidiosa possa essere la giornata,
non importa che abbia ricevuto solo l’altro ieri una terribile notizia,
e neppure che poco prima di entrare avessi le lacrime agli occhi.
Quando danzo non mi ricordo di nulla.
Ogni pensiero nella mia mente vola via, lontano.
Sento solo il sudore che scivola sul mio corpo, le gambe che si tendono, la musica che mi rilassa…il collo si allunga, la schiena si raddrizza.
Un esercizio, due chiacchere, una risata, una nuova sequenza da memorizzare.
Poi, quando ci siamo tutte, mi distraggo; sento le scemenze che a turno ci sussurriamo in un orecchio e non seguo la dimostrazione, così poi devo correre ai ripari…
"psss…ma quanti erano i debulè?" ma dovete immaginarvelo detto con un filo di voce, in un sussurro che rapido si dissolve nella musica, con sul viso stampati due occhi che ridacchiano perchè hai combinato un pasticcio, non sei stata attenta, e ora non sai i passi "pss…ma quanti erano i debulè? ma su quanti tempi? no, ti prego Virginia, fammi rivedere il giro in coupè prima dello getè all’Italiana".
Dura solo un ora e mezza.
Ma è un ora e mezza di pura felicità.



Just good bye…
11/05/2007, 15:05
Filed under: Hobby

Non mi piacciono gli addii, quindi dico che questo è solo un’arrivederci, almeno mi illudo possa essere così.
Dunque arrivederci alla danza e alle "magnifiche 8" che d’ora in poi diventeranno "le magnifiche 7".
Ieri sera finale in gran stile, gara all’Ariston di S.Remo, sì perchè non me ne volevo andare così, in sordina, io volevo un finale coi fiocchi.
E così è stato.
Partite in diverse macchinate, chi con genitori o fidanzati, chi con insegnante appresso…nel mio caso nessuno dei due ^_^
(eravamo in macchina io fede e simo, che siamo riuscite a raccontarci cèti, per lo più in materia sessuale, in tutte le 3 ore di viaggio ininterrottamente ;-)… ), siamo arrivate all’Ariston.
Prove, solito giro per negozi inavvicinabili, solita merenda sui gradini in piazza e solita romanzina sulle scarpe nuove (come al solito orribili) che immancabilmente si è comprata Silvia.
Insomma ve la farò breve altrimenti mi rabbuio.
Ci siamo divertite. Cagozzo routinario prima di entrare in scena, ciocche ribelli che scappano dalle retine, "merda merda merda" scaramantico.
Insomma, arrivederci a tutte, prometto che vi verrò ad aiutare con trucchi e cambi vari al saggio, e prometto, in caso ieri sera avessimo vinto, di prendere ferie per le finali di Riccione.
Quindi a sto punto speriamo sia davvero un "arrivederci a Riccione", soliti problemi vacanziferi a parte.
Doverose e richiestissime inserisco alcuni scatti rubati allla serata di ieri, e così ecco a voi miei cari lettori, "le magnifiche 8", last version.
Un abbraccio forte forte e una bella pacca sui vostri sederini a mandolino ^_^



E Sabato è gara…
28/03/2007, 19:43
Filed under: Hobby

Tra lauree e colloqui siamo arrivati al 28 marzo, ciò significa che
oggi è stata l’ultima lezione prima della gara di Sabato: sono distrutta!

E dire che ero arrivata a lezione tutta energica e piena di forze,
addirittura il mio solito tediosissimo male ai tendini delle cosce mi aveva dato un po’ d tregua
– normale amministrazione per chi si sforza di fare spaccate ma di natura sarebbe dura come un bacco-
_
_
Ovviamente era troppo bello per essere vero: un ora e mezza di massacro totale.
Ora mi sento un patè di Francesca, dopo essere stata tirata, allungata, pressata e passata a setaccio.
Alla fine la mitica (non saprei che altro aggettivo usare) Silvia, nostra insegnante di danza,
ci ha congedate con un:

"va abbastanza bene, eravate abbastanza a tempo"
Traduzione: eravamo precise al secondo. Altrimenti col c…. che ci avrebbe detto va abbastanza bene.
Sì perchè i normali commenti durante le lezioni sono:
"sarebbe bello, ma come lo fate voi fa schifo", _detto anche con espressione facciale orripilata e piccoli cenni di no col capo_
"è proprio brutto come lo fai tu"
"Silvia tieni le spalle dritte",
"Francesca tira su quelle braccia",
"Arianna vuoi saltare o no",
"Serena hai la schiena più dura della mia, poverina" ecc ecc.
Poi se capita che non puoi andare a lezione o se per caso arrivi in ritardo, Lei comincia a guardarti da sopra gli occhiali e ti chiede una giustificazione più che plausibile e, signori e signore, guai a noi se ciò accade in zona gara o saggio: si salvi chi può.
Mi chiederete: ma siete pagate bene per sopportare tutto cio? E quì viene il bello: no, siamo noi a pagare, anche profumatamente.
Dopo questo post ho realizzato che io le mie altre 7 compagne di sventura dobbiamo essere un po’ masochiste, ma lo ammetto, mi diverto. Mi piace.
Il pezzo di sabato è proprio fico, spero di riuscirlo a registrare e inserirlo quì nel blog.

Mi sembra già di vederci, con le nostre tutine bianche, il muccetto che dovrebbe essere piatto ma appena l’insegnante si gira diventa paffuto, il "merda merda merda", le risate isteriche dietro le quinte, il buio mentre sei già ritta in posizione un secondo prima che inizi la musica, le gambe che tremano.
E poi le chiacchere, i cèti, le occhiate di comprensione dato che Silvia avrà la luna storta come in ogni gara…sì, se non ci foste voi mie care colleghe, non credo che sarei ancora quì a parlarne.
Beh, 21.38, vado a dare un po’ di sollievo alle mie povere gambe.
Allora fateci l’imbocca al lupo per Sabato, e che vincano le migliori! ( Noi, ovviamente, ).
Besos.



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