Ilcorpodigrazia's Blog


Dominica
25/02/2014, 22:56
Filed under: Senza categoria | Tag: , , , , , , , ,

Potrei raccontarvi delle spiagge bianche di Guadalupe, dei chilometri sconfinati di palme ricurve nel vento della Repubblica Domenicana, delle piscine naturali al largo di Saona, dove passeggiando in un metro di mare caraibico puoi trovare giganti stelle marine color porpora e arancio, oppure ancora potrei ricordare i mega boing che atterranno direttamente sulla spiaggia a St. Maarten, la elegante bellezza di Martinica, con i suoi yacht, ristorantini e boutique, vi parlerò invece della meno nota e selvaggia Dominica. 

Questa isola non dovevamo neppure toccarla. Inizialmente il programma prevedeva Antigua. Non vi dico lo sconforto quando scopro che, solo per questa volta, questa tappa è stata modificata, e quindi addio alle meravigliose palme da cocco sulle spiagge incantate di Antigua. Ma poi dov’è Dominica? Ed ancora più importante, cos’è Dominica? Non c’entra niente con la Repubblica Domenicana? La risposta è no, non centra nulla. E’ forse una delle meno note isole caraibiche, appena ad un paio d’ore di navigazione a nord di Martinica. 

E’ un’isola vulcanica, in cui la vegetazione esplode. Non ho mai visto, durante i miei viaggi, una natura così rigogliosa. Centinaia di diversi tipi di alberi, piante, fiori, di tutti i colori. Ma ciò che stupisce della natura a Dominica, sono le sue dimensioni. Si perché se di alberi imponenti se ne trovano anche altrove, mai avevo visto prima in vita mia, foglie delle dimensioni di un essere umano. C’è stato un momento, mentre camminavamo in questo tripudio vegetazione, in direzione di una cascata, che sentiamo un tonfo a pochi passi da noi. Era semplicemente caduta una foglia. Solo che quella foglia era lunga un paio di metri e larga uno. 

Se guardi una montagna, una vallata, una parete, non riesci a scorgere la fine di una pianta e l’inizio di un’altra. Fitte fitte, abbracciate, aggrovigliate tra di loro, palme da cocco, decine di tipi di palme da banana, felci, mango, piante da caffè, fiori dalle forme più strane e colorate, che mai saprei nominare, che mai avevo visto, neppure nei documentari. 

E poi acqua ovunque, rigagnoli, rivi, sentieri zuppi di fango, cascate più e meno grandi che sgorgano da monti fatti a panettone che tanto mi hanno ricordato il paesaggio incantato delle montagne fluttuanti di Avatar. 

E poi la sorpresa. Le pozze di acqua che si formano alla base delle cascate. Ti sembra di vedere del fumo, ma sulle prime pensi che siano miriade di goccioline d’acqua vaporizzate. Poi ci metti un piede, e scopri che l’acqua è calda. Sì’ perché Dominica è vulcanica, ed ovunque la sua attività terrestre si fa sentire, dall’odore solforoso dei rigagnoli, al reef che non a caso chiamano “champagne reef” per le mille bollicine che fuoriescono dai fondali. Ma l’emozione più autentica è stata proprio in quei piccoli laghetti d’acqua calda ai piedi delle cascate, quando ti sdrai nel caldo umido del vapore e guardi all’insù, e sopra di te vedi un tetto di verdi foglie giganti, e senti il rumore assordante delle cascate lì dietro di te, e pensi che sì, questa isola riesce regalare emozioni così autentiche e remote che per un attimo ti chiedi: ma questo, è sogno o realtà? ImmagineImmagineDImmagine

Annunci


Il mio Viaggio. Navigando sul Mar Rosso: tra antiche civiltà, storia e magia.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Sono passati solo una manciata di giorni, ma quando si è in vacanza, soprattutto quando si vivono le giornate molto intensamente, sembra che siano passate settimane intere.

In otto giorni ho visitato tre diversi paesi: l’Egitto, la Giordania ed Israele.

Un viaggio tra antiche civiltà, storia e magia. Un viaggio tra la povertà ed il lusso.

L’anacronismo tra me dentro la SPA nel Mar Morto, a galleggiare tra le bollicine di acqua calda dalle mille proprietà benefiche e la povertà in cui sono immersi gli egiziani, è avvilente. E’ molto triste.

Ho trovato un Egitto distrutto dalla povertà. E’ la mia seconda volta in terra Egiziana, ma la prima volta fuori dal Sinai. Sharm el Sheik è solo una parentesi dorata che nulla a che vedere con il resto della nazione.

Le nostre guide locali, da sud a nord, ci hanno spiegato che la situazione negli ultimi anni, e specialmente negli ultimi mesi, è ancora peggiorata. Faide interne di mafie pro e contro Mubarak sembra sortiscano l’effetto che anche i più minimi servizi alla popolazione, ora siano venuti meno. Cumuli di rifiuti in autocombustione al ciglio delle strade. Canali in cui convoglia il Nilo completamente sommersi di spazzatura e di carcasse di animali morti, laddove, poco oltre, uomini sopra chiatte o piccole barchette issano le reti.

Credo che il rischio di diffusione di malattie, in queste condizioni, sia molto alto.

I turisti scarseggiano, impauriti dalla precaria situazione politico economica del paese, e questo contribuisce a cacciare l’Egitto ancora più nell’abisso della sua profonda crisi.

Guardavo uomini e bambini a bordo di carretti trainati da asini ossuti, famiglie con quattro o cinque bimbi sulle sponde del Nilo, alla sera, forse per godersi un filo d’aria dopo la calura del giorno. Donne chine sui campi coltivati. Chiudo gli occhi e mi sembra di essere ancora lì, sulle sponde del Nilo, a Luxor, appena dopo pranzo, quando ci riparavamo sotto l’ombra di una palma e guardavamo il Nilo scorrere lento nella calura insopportabile di un altro giorno difficile.

Difficile per loro, gli Egiziani, ma non per noi. La nostra unica fatica erano le molte ore di autobus attraverso i deserti sabbiosi dell’Egitto o il roccioso Wadi Rum della Giordania. O ancora on the road, in Israele, tra Kibbutz e Mosha, fino alla fortezza di Masada, fino al salatissimo Mar Morto.

Sono tanti i ricordi, dalla luna che sorge nel deserto nelle nostre lunghe ore di strada, tra beduini e posti di blocco, ai volti dei bambini, quando ti vedono passare e si fermano per salutarti,  dal panorama mozzafiato dalla cima di Masada, all’imponenza delle Piramidi a Giza. Se devo però stilare una classifica una “top three” dei  momenti che più mi sono rimasti nel cuore, di tutto questo incredibile viaggio, non ho dubbi, al primo posto, indiscusso, c’è lei: Petra. Il momento in cui, tra il canyon rosa del siq, è spuntato il tesoro di Petra mi ha letteralmente lasciata senza fiato! E poi ancora, qualche giorno dopo, a Luxor, il pomeriggio in cui, al calare del sole, l’aria si è riempita del canto del muezzin ed il tempio di Karnak si è tinto di arancione, ed io mi sono persa, tra il colonnato e le palme, come una antica regina nel suo palazzo ; e l’ultima sera, quando siamo salpati al tramonto, la nave ha suonato i suoi soliti tre fischi di addio, ed io con lei ho salutato questo viaggio e tutte le emozioni che ho vissuto, guardando la scia bianca della nave dalla mia Jacuzzi di poppa, augurando a tutte le popolazioni che ho incontrato, un futuro migliore. In šā Allāh.

Vi lascio con due riflessioni.

Come ho scritto l’Egitto è un paese in profonda crisi. Ha bisogno del turismo, ha bisogno di noi. Torniamo in Egitto ed aiutiamoli nella loro rinascita!

Ho scelto per la prima volta in vita mia un viaggio in crociera. Certo è una crociera atipica in quanto la navigazione è praticamente solo notturna  e si ha tutto il giorno di tempo per escursioni, anche impegnative.  Ovviamente mi interessava molto il percorso che proponevano ma,  sono sincera, ho scelto Costa Crociere proprio perché non ho apprezzato l’accanimento che giornali e TV hanno perpetrato contro Costa Crociere. Dico subito che non ho interessi personali. Sono un ingegnere che lavora in un azienda di turbine. Non sono un agente di viaggio, non ho parenti in Costa. Tuttavia sento Costa “un po’ mia”. Certo è di proprietà americana, ma è comunque simbolo della qualità italiana. Un gioiello nato a Genova. La nave che ci ha ospitato in questi giorni incredibili, la Costa Voyager, conserva fieramente il nome della mia città sulla sua maestosa punta di prua. La qualità dei servizi offerti durante il mio viaggio è stato superiore a qualsiasi hotel 5 stelle in cui sia mai stata. La cortesia e la professionalità del suo personale è fuori discussione. L’indotto che crea è incalcolabile.

Non facciamo affondare migliaia di lavoratori super qualificati, diretti e non, per l’errore – gravissimo – di uno.



Tra farfalline …

Tra farfalline in prima serata e brain storming al lavoro sono finalmente arrivata alla semi-vigilia della ferie.

Ora, io che notoriamente sono:

1. ingegnere

2. fatalista

3. incline al calcolo delle probabilità

4. razionale

5. scientifica

e potrei andare avanti un bel po’…

insomma, altro non potevo fare se non sfruttare a mio vantaggio il crollo dei prezzi della crociere a seguito del gravissimo incidente occorso alla Costa Concordia.

Ora, però, visto che il mio super ingegneristico calcolo della probabilità è miseramente errato (aimè in effetti le probabilità di eventi indipendenti sono disgiunte…) e che, nel giro di un paio di mesi è accaduto un secondo incidente, questa volta a Costa Allegra….non mi rimane che affidarmi alla sorte…

Immagine

…sarò anche ingegnere, razionale ecc ecc, ma alla sfiga ci credo!

uauauauuaa




%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: