Ilcorpodigrazia's Blog


Nuovo Reportage!

ragazzuoliiiii è stato pubblicato il mio ultimo reportage nel Sulcis…mi date la vostra opinione?

Reportage qui: http://turistipercaso.it/sulcis/66634/off-road-per-il-sulcis-iglesiente.html

Foto qui:
http://turistipercaso.it/u/frarove/?image

Video qui:

Video 1:
http://turistipercaso.it/sulcis/video/700/
Video 2:
http://turistipercaso.it/sulcis/video/701/
Video 3:
http://turistipercaso.it/sulcis/video/702/

🙂

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I Phone, I Touch, I Pad, I Sticazz
05/09/2012, 18:00
Filed under: attualita', Intrattenimento | Tag: , ,

E dire che sono un ingegnere. Io amo la tecnologia. O per meglio dire, io amo la tecnologia in special modo quando ha un’applicazione pratica comune e diventa di pubblica utilità. Certo rimango anche affascinata da stranezze lette qui e là, l’altro giorno, giusto per citare un esempio, sono stata capace di perdere un paio d’ore a studiarmi la meccanica di galleggiamento di FLIP.

Ammetto tuttavia di essere rimasta un tantinino indietro nel ramo del’informatica in generale – che ho sempre detestato sin dai tempi dell’università –  e dei dispositivi multimediali in particolare.

Nell’era I Phone, I Touch, I Pad, I sticazz, questi i miei potenti mezzi ad oggi a mia disposizione:

PC che non ha più una riserva di batteria e che quindi deve stare costantemente appiccicato alla corrente.

 

Ma quel che è peggio, questo è il mio cellulare:

 

Come potrete immaginare gli sfottò ormai sono all’ordine del giorno.  Quella del mio cellulare è una storia lunga. Diciamo che negli ultimi 12 anni ho cambiato 3 cellulari, nel senso che questo è il mio terzo cellulare, e ne sono profondamente orgogliosa. Anzitutto io sono estremamente maldestra e, a parte il fatto che non è (ancora) finito sotto un tir, ogni altra angheria è occorsa al mio povero telefonino e lui, forte, stoico e fiero, sopravvive imperterrito.

Sono anche sempre stata tradizionalmente ostile alle evoluzioni dei telefoni. Già ai primi modelli che scattavano foto, ero contrariata, e dire che allora non ero ancora una reflex-dipendente. Erano più lenti, più complicati e del resto per quel che mi riguardava un telefono doveva assolvere ad un’unica funzione: telefonare. Facciamo due, telefonare e mandare SMS. Finito. Stop.

Ora però, negli ultimi mesi, una serie di avvisaglie in primis, e curiosi aneddoti in secundis, mi hanno dapprima fatto vacillare ed ora capitolare nelle mie convinzioni. Tutto è iniziato con l’arrivo delle mappe. Fino a tanto che ho potuto collegarmi ad internet con il mio cellulare aziendale, è filato tutto liscio. Ora che per crisi, budget o non so cos’altro, non posso più navigare, ho cominciato a sentire una spina nel fianco. Sono sempre in giro, spesso in luoghi che non conosco, arrivare in breve tempo in un ristorante o in generale in una via è una mia necessità ormai impellente. C’è anche l’utilità di whatsapp , ma potrei farne a meno. Poi è arrivata l’applicazione che riconosce i testi delle canzoni ascoltandone pochi secondi di brano. Accidenti. Infine ho scoperto l’applicazione per leggere i codici a barra. Li ho trovati dietro i libri, che forniscono indicazioni sulla lettura, alcuni addirittura hanno un trailer tipo i film, li ho trovati dentro i musei, per strada appiccicati ai cartelli di un edificio , e forniscono indicazioni storiche/culturali su quell’attrazione. Per una reporter assetata di informazioni come la sottoscritta è una droga peggio che l’acqua per un viandante nel deserto.

Ok, quindi ho preso una decisione che di fatto è forzata, oggi, ora, in questo istante, annuncio al mondo la prossima dipartita del mio, seppur ancora beneamato, cellulare in virtù di uno di questi infernali aggeggi futuristici.

Qui arriva il motivo di questo post: mi date un consiglio? Io di spendere centinaia di Euro per un Iphone non ne ho voglia (e del status simbol mi interessa benché meno), mi hanno parlato bene del Samsun Galaxy Wonder, poi scopro che la mia amica con un semplice cellulare della Nokia (e 12€ al mese all inclusive con la Wind) ha le stesse applicazioni. Tenendo conto che se mi servo della tecnologia allora la voglio super efficiente: internet veloce, anzi velocissimo e che prenda ovunque, cosa mi compro??? E con che gestore faccio il contratto?

Help me please!



Milano chiama, Genova risponde! Il tovagliolo della movida genovese.

Ho trovato geniale l’idea di  “Squadrati” che hanno aperto il loro blog con un grandissimo successo postando una matrice dei locali di Milano. La suddetta matrice, disegnata a penna su un tovagliolo bianco,  incasella i locali più in voga in quattro quadranti ben definiti: Radical Chic, Snob, Truzzo e Frichettone, a seconda delle tendenze di destra/sinistra o elitarie/collettive del locale stesso e dei suoi clienti.

Oltre ad essere stati in tempo record il blog più cliccato su wordpress, hanno occupato anche svariati articoli di importanti quotidiani nazionali.

La coppia di ragazzi che ha aperto il blog ha dichiarato che questo sarà solo la prima di una serie di schematizzazioni “per quadrati”, tutte rigorosamente disegnate su pezzi di carta volante.

Buona fortuna a Squadrati e complimenti per l’idea davvero originale, io seguo la moda che avete creato ed eccovi, a vostra disposizione, i locali di Genova….almeno secondo me ed un paio di amici fidati!

…e voi, genovesi, che ne pensate? Suggerimenti per modifiche?



In catamarano, col fratellino

Ho sempre adorato le barche. Tutte. Da quelle piccolissime, i gozzetti che affittavamo da minorenni che, con una manciata di cavalli, ci permettevano di andare in giro per callette solitarie a darci i bacini e fumarci le sigarette, a quelle giganti, le enormi navi per traversate o crociere.

Sì, io adoro anche quelle. Se penso solo a pochi giorni fa, quando sono stata in Sardegna, mi vengono in mente una carrellata di momenti magici che ho vissuto proprio sulla nave. Vedere la mia Genova con tutte le sue lucette allontanarsi lentamente, scorgere moli che non sapevo neppure dell’esistenza, immaginare di essere un gabbiano e sorvolarli tutti, uno ad uno, e scoprire ogni insenatura, ogni nave, ogni verricello. E’ fortissima l’emozione che provo ogni volta che sono in mezzo al mare. Quando in piena notte saluti l’oscurità che ti circonda e ti addormenti nella tua cuccetta, cullata dalle onde. Oppure di giorno, quando seduta al tavolino del ponte alto, sorseggi una birra a bordo piscina inondata dal profumo di salsedine. E’ così che ho scritto il mio reportage nel Sulcis, ma questo lo scoprirete presto, non appena verrà pubblicato.

Ogni tanto vado a prua, e guardo il mare che ho di fronte, sono quelli i momenti in cui progetto il futuro e mi sento energica. Non c’è un viaggio, però, che io non vada a poppa. Il passato lo guardo sempre. Il mio amico antipatico direbbe che sono nostalgica. Quando ti affacci a poppa c’è sempre un vento fortissimo a scompigliarti i capelli, e c’è lei, la lunga scia di bollicine bianche che taglia l’immensità blu del mare. Lenta ed inesorabile. E’ difficile trovare persone in questi due punti. A prua, non ho mai trovato nessuno, a poppa, a volte sì. Al ritorno dalla Sardegna ho fatto pure una conoscenza, un marinaio elbano che aveva appena portato uno yacht di lusso da Portoferraio a Porto Rotondo. Uno a fianco all’altra guardavamo silenziosi l’orizzonte quando lui ruppe il silenzio: “Bell’andatura questa, buon mare. Ieri abbiamo ballato parecchio da queste parti”…

Ma poi la barca per me rappresenta l’estate, la barca rappresenta il mare, le giornate di sole. Attorno a  Genova, sul motoscafino di papà, quando si andava a Bergeggi o a Portofino e si guardavano dal mare le code chilometriche delle povere persone ferme in macchina.

Oppure quando si arriva a Piombino, ogni santissimo Agosto che Dio ha messo su questa terra, la Toremar con la bocca aperta pronta a fagocitarci sancisce il vero inizio delle settimane più belle dell’anno.

Come avrete notato, ho invece, purtroppo, poca esperienza con “le vele” in generale. Sto progettando, per la prossima estate, una vacanza in caicco per rimediare un pochino. Per ora tutta la mia esperienza con le vele si riduce ad un paio di uscite con un amico di papà e con l’ex fidanzato di una mia cara amica. Poi l’amico di papà ha pensato bene di vendere la sua barca a vela, e la mia amica ha pensato bene di cambiare fidanzato. Accidenti a lei. Ancora ricordo con piacere la notte che uscimmo per vedere i fuochi ad Arenzano e che beccammo un vento micidiale e fummo costretti a sederci tutti gambe penzoloni di qua e di là per non scuffiare, la Chiara era di un colorito verde/violaceo con il vomito in canna che credo non sia fuoriuscito solo perché paralizzato anche lui, il vomito, dalla paura. Io ridevo e mi divertivo come una matta, ma quella purtroppo fu l’ultima mia avventura con le vele, la mia amica lasciò il tipo pochi giorni dopo.

L’ultima avventura almeno sino alla scorsa settimana, quando, posso dire senza false modestie, ho avuto il mio vero battesimo della vela…sul catamarano!

Era da qualche giorno che mio fratello si pavoneggiava di aver ripreso confidenza con il mezzo e che ribadiva la sua esperienza bi-annale di corso. (Solo dopo scoprii che l’esperienza risaliva alla sua 3° e 4° superiore e che “ripreso confidenza” significava che era uscito un paio di volte con il catamarano del suo amico…oh my god!).

Ora considerate anche il fatto che mio fratello è più giovane di me di 5 anni. Ciò significa che nella mia psicologia di sorella maggiore, protettiva, sciente, “la grande”, è stato un vero atto di fiducia affidare la mia completa inesperienza nelle sue giovani mani.

Così una sera finalmente ci decidiamo, ci diamo appuntamento l’indomani all’alba, ossia alle 10, che per essere all’Elba è uno sforzo immane, e inforchiamo le biciclette in direzione Iselba, dove avremmo affittato il nostro bolide.

Qui incontriamo un personaggio che avete avuto modo di conoscere ed apprezzare nel post precedente, la Donnavventura padrona del catamarano che ci ha, dapprima, letteralmente terrorizzato, successivamente, almeno per quanto riguarda la sottoscritta, tranquillizzata.

Una volta, non so bene come, accordataci la sua fiducia, ci fa scortare con il pedalò alla boa e ci affida il mezzo. In effetti posso dire che è stata un’esperienza.

Io, appena salita, come al solito, ho perso ogni paura ed ho iniziato a divertirmi come una matta. Mio fratello invece era tutto concentrato. Sulle prime direi anche impensierito, il vento decisamente soffiava verso il largo e l’unica manovra che ci riusciva era la strambata, ma di virare proprio non ne volevamo sapere. In più, quando andavamo di bolina, io non riuscivo a cazzare il fiocco, e mi sono fatta venire le ciocche tenendolo a mano (scoprimmo dopo che in effetti era rotto il gancio). Una volta però preso confidenza con il nostro catamarano, o meglio, lui preso confidenza, ed io capito il momento giusto per lascare il fiocco, ci siamo goduti la nostra navigazione. Ho addirittura preso al volo la boa, al ritorno. In effetti come battesimo c’era davvero tanto vento, per fortuna non soffro il mare, sbalzavamo sui cavalloni!

Così, con i complimenti altisonanti del fratellino che mi ha assicurato essere stata bravissima, e con il sospiro di sollievo di mio marito e di nostro papà una volta che ci hanno visto tornare a casa sani e salvi, si è compiuto il mio battesimo della vela che prometto essere solo l’inizio di un lungo percorso di fede!



Il mio vagabondare

Non vi tedierò con racconti di viaggio che, se vorrete, leggerete non appena pubblicati su Turisti per Caso.

Vi racconterò la mia esperienza tramite le persone che ho incontrato lungo il tragitto.

Primo tra tutti, il signore che ci ha fatto da guida dentro le miniere di Serbariu, nel Sulcis Iglesiente. Altezzoso, arrogante, fascista e decisamente ignorante. Va dicendo ai turisti che le centrali a carbone non inquinano e che il governo farbbe meglio a riaprire il giacimento. Un tempo l’avrei stracciato, i miei nuovi 30 anni hanno fatto sì che non gli dicessi che lavoro nell’energia e che probabilmente in italia sono una delle, diciamo top5000 che ne sanno sull’argomento e che stava dicendo una marea di cagate. La realtà è che mi ha fatto pena. Era proprio assuefatto nelle sue convinzioni. L’ho lasciato nel suo brodo.

Poco oltre, a Buggerru, è arrivato il capitano-lupo-di-mare. Di lui ne parlo anche nel mio reportage. Ci ha accompagnati in barca per un reportage fotografico del litorale. Uomo di mezza età, ha un’esperienza di mare come se di anni ne avesse 150. Ogni scoglio, ogni insenatura è per lui un ricordo, una storia da raccontare. Con la stessa naturalezza mi racconta di quella volta che, lo scorso Gennaio, ha preso una dozzina di kg di orate in quello scoglio laggiù, e di quell’altra volta che, in quell’altra insenatura lì, ha perso il braccio pescando con la dinamite (e da solo è risalito la scogliera ed ha guidato sino all’ospedale con un braccio solo). E’ la vita che va, e lui la racconta così, come si sussegue. Certo è fortina l’antitesi tra lui in mezzo al mare, con un braccio solo, a pescare in una notte di Gennaio e me, avvolta nel piumone, con un libro in mano ed una tisana bollente nello stomaco. In un uomo così, ci si può perdere.

Cambiamo Isola.  Gli ormai noti pizzaioli, sotto casa all’Elba, di fatto accompagnano tutte le nostre vacanze. Casa nostra laggiù ha sempre la porte aperte, praticamente viviamo sul terrazzo: ogni momento è una battuta, un saluto. Sono in due: il pizzaiolo capo è egiziano, è allegro, cordiale, estroverso, ed è appena diventato papà. Gli ho parlato a lungo della condizione in cui ho trovato l’Egitto durante uno dei miei viaggi, lo scorso Marzo. Lui, al contrario mio, è molto fiducioso nei fratelli musulmani. In Sà Hallah, gli ho risposto. Il suo aiuto pizzaiolo, invece, è esattamente il contrario di lui. Napoletano, gentile, timido, schivo, dai sorrisi rubati, fugaci, nascosti. Si dice che sua sorella abbia visto la madonna e da lì qualcosa sia cambiato, ma a me questa storia non l’ha mai raccontata. Non è bello ne brutto, ma a me, è sempre piaciuto. Parecchio.

Prima di riprendere il mio vagabondare per reportage, ecco arrivare una new entry elbana. L’ho incontrata quando ho affittato il catamarano assieme a mio fratello (esperienza che vi racconterò). Lei è una vera Donnavventura, non nel senso che ha partecipato al programma televisivo, (di quelle ne conosco tante e sono tutte a loro modo speciali), ma lei è una DA nella vita. Fisico mozzafiato di chi vive di sport, fa l’istruttrice di vela. Forte come il sole d’Agosto ci ha ben redarguiti sui pericoli e su ciò che potevamo fare e non potevamo fare con il suo catamarano. E quando ci ha guardati storti dicendoci che se ci doveva venire a riprendere avremmo dovuto pagare una penale, mi sono sentita sollevata. Ero certa che qualsiasi cosa fosse successo, lei sarebbe venuta a salvarci.

Poi c’è stato un incontro fugace, a Norcia, un paesino umbro sperduto nei monti sibilini, famoso forse più per i suoi “Coglini di Mulo” (che è un salame con un’anima di bue), piuttosto che per aver dato i natali ad santo fondatore dell’ordine benedettino. L’incontro è avvenuto con un ragazzino. Avrà avuto 15 o 16 anni. In una viuzza sotto la montagna, tutto sudato marcio, risaliva il pendio spingendo la sua vespa rossa nella speranza di farla ripartire. Mi ha ricordato il protagonista del libro che stavo leggendo (Saltatempo), ed ho immaginato che stesse ritardando ad un incontro con la sua ragazza. Che avesse programmato di fare “all’amore” sui prati e che ora, proprio nel momento clou, la sua vespina lo stesse abbandonando. Chissà come avrà fatto, povero leoncino, perchè la vespa di partire proprio non ne ha voluto sapere, e lui l’ha liquidata con due calci ben dati.

Poco distante, a Spoleto, arroccata nella stessa viuzza dalla quale trae il nome, una porticina con su una lanterna da accesso ad un mondo di cibo tutto al femminile. Un po’ come dentro il libro Choccolat. Solo che non è una pasticceria, ma una trattoria.  Donne sono le cameriere, le cuoche e donna è la titolare, che gestisce con la grazia e la forza delle Donne vere con la D maiuscola, il suo microcosmo femminile. Tra un stringozzo al tartufo ed un bicchiere di vino, mi raccontava di come una volta la crescionda fosse cucinata a son di pecorino e brodo di gallina anzichè amaretti e cioccolato.

Come saluto migliore di questo vagabondare, a San Benedetto del Tronto, l’ubriacone del bar ci ha dato le dritte su come arrivare sino su, alla torre, e mi ha fatto una comprensiva compagnia quando ho lasciato il marito alla salita rompigambe. In piazza, ancora a cavallo della mia bicicletta, ho ascoltato interessata la sua versione della crisi economico finanziaria che sta attraversando il nostro paese e le sue stime di calo dell’afflusso turistico a San Benedetto.

Questi i personaggi migliori che mi sono capitati. Questa è l’Italia, ed è davvero il posto più bello del mondo.

 

 

 



Rimedi contro depressione post ferie

Ok, siamo tornati. Ok, le ferie sono finite.

D’improvviso ricordiamo ciò che avevamo provveduto a cancellare dalla mente nel giro dei due secondi successivi all’inizio delle vacanze: dove lavoriamo, la strada per arrivarci, il semaforo sempre rosso, la password del computer (che nel frattempo è tipicamente scaduta), il grigiore delle città, la collega pettegola, il vicino di casa molesto.

E’ chiaro che cadere in depressione, in questo contesto, è facile.

Vi voglio tirare su il morale. Un rimedio c’è. Anzi, più di uno. Ne parlavo giusto ieri con Miss Fletcher.

Era un mio segreto, ma ve lo regalo volentieri.

Il punto sta nell’organizzare subito qualcosa che ci piace.

I più fortunati potrebbero prendere un low cost alle Baleari e con 400€ farsi un bel weekend lungo a fine Settembre. Altrimenti basta organizzare un weekend fuori porta, nella nostra bella Italia, o anche un viaggetto nel ponte di Ognissanti o dell’Immaccolata, così si ha il tempo di ammortizzare le spese estive.

Vi faccio un paio di esempi. Io sto organizzando di andar in camper all’October Fest a Monaco, l’ultimo we di Settembre. Con 200€ a testa sto via 3 giorni.

Oppure guardatevi attorno, i prossimi mesi brulicheranno di sagre, dei funghi, delle castagne. Ad esempio, per chi vive a nord, c’è il “November Pork“, e quest’anno il culatello di zibello non me lo toglie proprio nessuno.

Ok, proprio 200€ non saltano fuori dal portafogli? No problem. Scegliete una gita in giornata. Chiamate una vostra amica, organizzate un pomeriggio alle terme. Il “Lago delle Sorgenti” ad Acqui ha il potere di rimettere in sesto, in mezza giornata, persone letteralmente a pezzi. Provare per credere.

Non avete neppure 50€ per le terme? Va bene, allora programmate una Domenica all’aria aperta. Ritornate nel paesello dietro casa dove non andate da anni, organizzate un’uscita in bici lungo una pista ciclabile. Sempre rigorosamente con amici/compagno/fidanzata, insomma con qualcuno con cui condividerlo.

Se “Maometto non va in montagna, la montagna va da Maometto”. Ossia, altro bel rimedio è ad esempio invitare a casa un amico lontano. Così prendete due piccioni con una fava. Scampate dalla depressione voi e lui/lei. Con un amico lontano ospite a casa vostra, anche passeggiare per le vie della vostra città assume un significato diverso. Improvvisatevi cicerone e riscoprite la vostra città assieme a lui.

Il segreto è proprio questo: tenere la mente occupata nell’organizzare qualcosa che ci piace, e così scoprirete che ci sono mille cose da fare anche ora che le ferie sono finite!

Buona organizzazione a tutti!



Tornata!

Eccomi, sono tornata da un periodo davvero vagabondo.

In queste ferie dal mio primo lavoro, mi sono dedicata completamente al secondo. Ho infatti effettuato due reportage, il primo nel Sulcis Iglesiente ed il secondo un coast to coast tutto italiano, da Tarquinia a San Benedetto del Tronto.

Nel frattempo, ecco quello che avevo redatto a Luglio, sui castelli romani:

http://turistipercaso.it/lazio/66285/un-weekend-su-e-giu-per-i-colli-romani.html

Buona lettura!




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