Ilcorpodigrazia's Blog


La vita non è sempre solo gioia – La mia esperienza in Ospedale

Oggi sono uscita da sola per la prima volta. Sono andata sino sulla passeggiata, ho guardato il mare, ho sentito lo iodio entrare nelle mie narici ancora chiuse dopo l’operazione, ho ascoltato il rumore del vento che mi faceva svolazzare i capelli. Ho chiuso gli occhi ed ho respirato profondamente. Il peggio è passato.

Mi sento ancora debole ma, forse, devo guarire psicologicamente ancor più che fisicamente.

Devo elaborare la paura pre-intervento, il dolore dell’operazione, le parole, le sensazioni, le emozioni.

Su una cosa sono stata molto fortunata:  ho incontrato persone che mi hanno profondamente aiutata.

Lunedì scorso, appena arrivata in reparto, fresca di doccia e con il borsone ancora sulle spalle, non potevo sapere che quegli occhi, timorosi tanto quanto i miei, sarebbero poi diventati Federica, Carla, Pierluigi e soprattutto Manu.

Ci siamo conosciuti proprio nelle nostre stanze, tutti noi “operandi del Martedì mattina”, io ero naso1, alle 7.30, poi c’era Gian tonsilla2, Manu naso3, Fede tonsilla4  e finalmente la povera Carla, naso5, che è finita sotto i ferri ad ora di pranzo.

Chi è stato operato sa bene cosa significhi essere la prima o l’ultima della mattina, non poter mangiare, bere, avere il tempo di far crescere la paura.

Così, Lunedì sera, ho organizzato un pigiama party nella saletta tv dell’otorinolaringoiatria: tutti assieme davanti a “Scherzi a Parte” ad esorcizzare la paura. Le infermiere ci hanno trovato così, tutti appiccicati, a scambiarci occhiate. “Chi è la Rovereto?” Alzo la mano fingendomi sicura di me.  “Tu sarai la prima domani, veniamo alle 6.30 a farti la puntura di antibiotico e consegnarti il camice”

Controbatto spavalda: “Non avrei immaginato modo migliore per iniziare la giornata!”.

La notte trascorre agitata, le infermiere mi svegliano più di una volta parlando a voce troppo alta. Arrivano le 6.30 ed arriva la mia prima puntura. Arriva anche il camice, ci siamo. L’infermiere mi accompagna in sala operatoria sulle mie gambe, so che ridiscenderò distesa.

Grazie al cielo arriva la seconda benedizione di questa terribile esperienza: l’anestesista. Una persona di una dolcezza incredibile. Già il giorno prima gli avevo parlato a lungo della mia paura, vista anche la mia precedente esperienza con l’anestesia generale. Lui mi guarda in modo dolcissimo e, mentre mi corico sulla barella in sala pre-operatoria, mi appiccicano i sensori, e mi bucano il braccio per la flebo, mi sorride calmo “Solo le persone estremamente intelligenti ammettono di avere paura, le altre l’hanno lo stesso, ma non lo dicono”. Gli rispondo con un filo di voce: “Vorrà dire che sono Einstein”. Sorride assieme a me e mi fa parlare, cerca di esorcizzare la paura. Arriva l’infermiera, dice che il primario è arrivato, ci siamo. Mi trascino dalla barella al lettino operatorio, i dottori si riuniscono attorno a me, vedo la luce sopra di me, sento freddo, mi viene da piangere. L’anestesista mi sente, mi chiede se ho freddo, mi copre, si prende cura di me. Ancora una volta, con voce dolce e calma mi parla: “Dove vai in vacanza di solito?” “Vado all’Elba”. “Allora vorrei che tu ora pensassi all’Elba, ci riesci? Vorrei che tu pensassi di essere sdraiata nella tua spiaggia preferita, puoi farlo?”. Io sorrido, accenno di si con la testa. Prendo un respiro, mi avvicina l’erogatore, sento formicolare il viso.

Mi risveglio da sola, in sala pre-operatoria. Vedo la porta, mi afferro a quell’immagine, voglio svegliarmi. Mi sento debole e offuscata ma sono viva. La porta della sala operatoria è aperta, vedo che stanno operando Gianluigi tonsilla2. IN condizioni normali credo che sarei svenuta, invece non mi ha dato noia per nulla. Ho visto i dottori attorno a lui, erano tranquilli, ascoltavano la musica. Ho guardato il suo battito sul monitor, ho provato per quel ragazzo addormentato sotto i ferri un amore enorme. Mi sentivo tranquilla, serena, ero certa, per la prima volta in tutto questo tempo, che ogni cosa, ma proprio ogni cosa, sarebbe andata per il verso giusto.

Poco dopo vedo l’anestesista, gli sorrido e con un filo di voce gli chiedo perdono per la paura di prima. Non ho memoria di cosa mi abbia risposto ma ricordo benissimo che mi ha accarezzato la testa due volte. E’ stato uno dei gesti più dolci che mi abbiano mai fatto in vita mia. Sento l’infermiere chiamare al citofono il mio reparto “Venite a prenderla, è bella sveglia”. Il mio primo pensiero è stato per mia madre, ho pensato che appena aperte le porte dell’ascensore ci sarebbe stata lei e che quindi dovevo farmi vedere sveglia e dovevo sorriderle. Avrei voluto anche farle ok col dito, ma non ero in grado.

Tornate quindi ad una ad una nei nostri letti, la giornata è trascorsa tranquilla, ancora mezza sedate, con mia mamma, mia zia, mio fratello e mio papà che si sono alternati tutto il giorno per non lasciarmi mai sola.

Il dramma è stato il giorno seguente. Purtroppo non abbiamo dormito tutta notte a causa del dolore,  della fame, e di un fastidioso rumore del vento sul cassettone delle tapparelle. Io sono letteralmente sbottata.  Manu mi prende in giro ancora ora. Quando sono venuti per farmi la puntura antibiotica me li sono mangiati: dopo due giorni che non mangiavo e non dormivo ero esausta e gli ho detto di tutto con il filo di voce che mi rimaneva. Dovreste vedere Manu che mi imita mentre dico “Non è possibile non dormire per due notti in un cazzo di ospedale, non ne posso più!”. Imita anche le infermiere che poco dopo sono rientrate per cambiare le lenzuola. Sembra che una abbia detto, tutta seria, timorosa e perentoria  “nooo, lei non svegliarlaaaa!!!”

Ricordo la fatica di portarmi il cibo alla bocca a pranzo ed a cena come se avessi dovuto scalare l’Everest. Quella stessa sera, per la prima volta dopo l’intervento, ho sentito una lieve e flebile sensazione di vita che tornava a scorrere nelle mie vene.

La mattina del quarto giorno mi sveglio quasi rincuorata. Ho dormito, il giorno prima avevo mangiato, mi sento di nuovo viva. Mi chiamano per lo stamponamento.  La sensazione di pacata ripresa dura il tempo del corridoio. Mentre mi tolgono i quattro tamponi che avevo nelle narici e dentro la testa, svengo. Fiumi di sangue, muco e garza escono dalle mie narici. Una sensazione viscerale di dolore e violenza che mi ha shoccato profondamente e che ancora oggi fatico a togliermi dalla testa.

Passeremo il resto della giornata piuttosto interdette, tutte e tre noi “naso” decisamente sotto choc. Oggi dimetteranno invece Gianluigi e già dalla prima sera sentirò la sua mancanza, lui che da subito ha avuto la forza di camminare e venirci a trovare in stanza a tutte le ore.

Un’altra notte in ospedale, ma con la speranza nel cuore che sia l’ultima. La mattina del quinto giorno l’ultima tortura, anestesia locale e medicazione, poi, ad una ad una, il foglio di dimissioni. Mi viene da piangere dalla gioia e abbraccio Manu e Carla, anche per loro è finita.

Oggi sono 7 giorni dall’intervento, ieri nuova tortura quando siamo tornate in ospedale per togliere i punti, che dolore!

Mi sento ancora molto debole, ma ogni giorno va meglio. Da questa esperienza ho tratto nuovi insegnamenti, ho meno paura dell’anestesia ed ho incontrato persone splendide. So che rivedrò Manu e Gianluigi con i quali continuo a scrivermi giornalmente.

Sarà che sono debole e fragile, sarà l’esperienza appena trascorsa, ma il mio pensiero va ora alle ragazze che sono in ospedale a causa della bomba a Brindisi. Penso alla loro sofferenza, al loro braccio torturato dalle flebo, al loro dolore. Forza ragazze, vi sono vicina!

E a tutti voi che avete avuto la forza di arrivare fino in fondo a questo racconto, una supplica: ogni volta che andrete in ospedale, mi raccomando spegnete i cellulari, parlate a voce bassa e rispettate chi c’è dietro le porte delle stanze: può essere che con una vostra parola, possiate disturbare l’unico momento di riposo di chi sta soffrendo.

 

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12 commenti so far
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Un abbraccio carissima, i tuoi consigli sono davvero preziosi.
Spero che tu stia meglio ogni giorno e ti conosco poco ma ci avrei giurato che avresti organizzato un pigiama party…un bacetto!

Commento di Miss Fletcher

;-D bacetto anche a te!

Commento di Adelaide

Secondo me quanto sei in stato di debolezza tiri fuori il meglio di te.
Veramente tenerissima !
E vabbè, anche se così mi piaci un sacco, ti auguro di riprenderti presto e di riuscire a tira fuori da te al più presto anche il lato peggiore !

Commento di Claudio Guiduccio jedi Spega

E’ la vita e soprattutto le persone volgari e prepotenti che mi imbruttiscono, quando trovo oro lo dico!

Commento di Adelaide

Stellina…che dolce questo post…mi hai fatto tornare alla mente un ricordo di 20 anni fa: sono stata ricoverata una settimana al Galliera (proprio lì a Genova!!!) perché mi hanno tolto i denti del giudizio, che non potevano crescere per mancanza di spazio…anestesia totale…una paura tremenda, io piccola diciassettenne di 43 kg vestita…ho trovato delle persone splendide, che mi hanno fatta sentire accudita per tutto il tempo. Ho una mamma che ha fatto l’infermieira per 40 anni, in sala operatoria, come strumentista, e da lei ho imparato il rispetto per un lavoro e un ambiente forse un po’ troppo sottovalutati.
Riprenditi presto. Un bacione!

Commento di Stefania

Ho passato anche quello…brutta cosa i denti del giudizio. Ma, nel mio caso, è stato fatto in anestesia locale…mi sono sentita “live” tutti i 45 minuti di scalpellamento osso ed estrazione dente! ç_ç

Commento di Adelaide

Evvai, bentornata quindi. 🙂

Commento di arthur

grazie artur 🙂

Commento di Adelaide

…E’ passata…
E si capisce così bene il tuo messaggio..te lo dice una mamma
…..auguri per tutto ciò che di bello desideri…
vento

Commento di semprevento

grazie cara 🙂 i vostri commenti mi danno forza 🙂

Commento di Adelaide

Ti abbraccio forte forte*

Commento di Alessandra Bianchi

grazie ale 🙂

Commento di Adelaide




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